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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
23.07.2025 «La guerra finisca ora». Ma i 25 ministri dimenticano gli ostaggi
Commento di Francesco Lucrezi

Testata: Il Riformista
Data: 23 luglio 2025
Pagina: 6
Autore: Francesco Lucrezi
Titolo: ««La guerra finisca ora». Ma i 25 ministri dimenticano gli ostaggi»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 23/07/2025, a pagina 6, il commento di Francesco Lucrezi dal titolo "«La guerra finisca ora». Ma i 25 ministri dimenticano gli ostaggi".

I ministri degli Esteri di 25 paesi occidentali chiedono la fine immediata della guerra a Gaza, con un messaggio molto sintetico che dimentica una cosa importante: gli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas. Dimostrazione che alle cancellerie occidentali interessa solo la fine del conflitto (per fare bella figura), ma non importa nulla della vita degli ebrei.

Sono 25 i ministri degli Esteri (di Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Italia, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera) che lunedì hanno sottoscritto un “simple, urgent message”: “The war in Gaza must end now”. Solo 22 lettere, un record del linguaggio diplomatico. Tutti quelli (e sono certamente molti) che si lamentano, da sempre, delle fumosità e dei bizantinismi dei politici, non possono non compiacersi dell’estrema chiarezza e sinteticità del messaggio “semplice e urgente”, che capirebbe anche un bambino di tre anni. La guerra a Gaza deve finire subito. Ora, immediatamente. Senza se e senza ma. Questo è il linguaggio che dovrebbero sempre adottare i politici: chiaro, essenziale, lapidario. E i politicanti vecchio genere non stiano a scocciare con le loro solite condizioni, precisazioni, puntualizzazioni, clausole, interpretazioni. Tutte cose atte solo a rimandare, a confondere, ad annacquare il senso del messaggio. Che deve essere, appunto, “simple” e “urgent”. The war must end now. Io, lo confesso, appartenevo, fino ad aver letto questo straordinario capolavoro di sintesi (che fa impallidire altre famose super-concise sentenze, tipo “Vae victis”, “Alea iacta est”, “Veni, vidi, vici”) all’uggiosa schiera dei barbosi chiacchieroni, che parlano e parlano senza mai dire niente (non a caso appartengo alla noiosissima categoria dei professori universitari). Ma i 25 ministri mi hanno fatto vergognare della mia patetica e inutile prolissità, umiliata dalle loro folgoranti 22 lettere. E quindi mi arrendo, e do loro ragione. The war in Gaza must end now. Sottoscrivo anche io il “simple, urgent message”. Posso, in cambio, chiedere ai 25 una piccola cortesia? Non è una condizione, sia chiaro: l’appello l’ho già sottoscritto, senza se e senza ma. Solo una cortesia. I ministri, come abbiamo detto, sono 25. Si dà il caso che nelle confortevoli celle di Hamas ci siano ancora 50 ostaggi, vivi o morti. 50 diviso 25 fa 2. Ebbene, posso chiedere la piccola cortesia, ai 25 super-sintetici, di dedicare un paio di minuti del loro prezioso tempo a una piccola incombenza? Chiedo a ognuno di scegliere due dei parenti dei 50 ostaggi (un parente per ostaggio) e di fare loro una brevissima videochiamata, ognuna di un minuto (due minuti per uno, quindi), nella quale dovranno comunicare il seguente messaggio, anch’esso molto “simple”: “Caro/a padre/madre/ fi glio/marito/moglie/nonno/nonna di X, devo darti due notizie, una bella e una brutta. La bella è che la guerra è finita. La brutta è che non rivedrai mai tuo fi glio/fi glia/padre/ madre/moglie/marito/nipote. Mai. E non saprai mai neanche se è vivo o morto”. Tutto qui. Ripeto: non è una condizione, solo una cortesia. Ma dovete chiamare voi, e non far chiamare una vostra segretaria. E deve essere una videochiamata. Voi dovrete guardare quelle persone negli occhi, e loro dovranno fare lo stesso con voi. Niente occhiali scuri, però.

 


redazione@ilriformista.it

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