Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Cunicoli, così Hamas sfugge alla caccia israeliana Analisi di Gianluca Di Feo
Testata: La Repubblica Data: 24 maggio 2024 Pagina: 17 Autore: Gianluca Di Feo Titolo: «Cunicoli e agguati così Hamas sfugge alla caccia israeliana»
Riprendiamo da LA REPUBBLICA di oggi, 24/05/2024, a pag. 17, con il titolo "Cunicoli e agguati così Hamas sfugge alla caccia israeliana" l'analisi di Gianluca Di Feo.
Gianluca Di Feo Il 30 e il 35 per cento dei miliziani di Hamas sarebbe stato ucciso, il restante 70 per cento, combatte e si nasconde nei tunnel, e usa gli ostaggi come scudo. Con questa situazione fare accordi di pace è impossibile
I timori del Pentagono: ucciso solo un terzo dei miliziani, non è possibile eliminarli tutti “Si rischia un altro Iraq” Mercoledì a Beit Hanoun tre soldati sono stati uccisi e due gravemente feriti. La cittadina nel nord della Striscia è stata tra le prime a venire attaccata dall’esercito israeliano, con un’operazione condotta alla fine dello scorso ottobre; poi ad aprile c’è stato un secondo assalto e adesso la caccia a Hamas casa per casa è ricominciata. Combattenti jihadisti continuano a sbucare dal nulla e non si tratta di reclute dell’ultima ora, ma di cecchini e guastatori esperti. Segno che sono rimasti per mesi in attesa del momento di colpire. La stessa cosa avviene pure a Jabalya, a Khan Yunis, a Zeitoun e in altri sobborghi di Gaza City, tutti già rastrellati da tempo e sottoposti a una media quotidiana di cento bombardamenti aerei. Una pessima premessa per la battaglia di Rafah, scatenata nella zona più popolata con un’intensità che cresce ogni giorno. I bollettini infatti aumentano le perplessità del Pentagono sull’offensiva lanciata da Israele per cancellare l’organizzazione di Hamas dopo i massacri del 7 ottobre. A Washington non si comprende quale sia la strategia del governo Netanyahu per il futuro dei palestinesi, mentre i risultati raggiunti finora fanno dubitare della capacità di arrivare alla distruzione completa del movimento jihadista. «Una vittoria totale è impossibile », ha detto il sottosegretario agli Esteri Kurt Campbell. Il consigliere alla sicurezza nazionale Jake Sullivan è andato oltre e ha suggerito di stabilire «un obiettivo possibile e duraturo». Il timore è di vedere Gaza trasformarsi in una gigantesca Falluja, la città irachena che dopo l’assedio dei marines è diventata la fucina di una generazione di guerriglieri islamici: la lotta contro Al Qaeda, portata avanti militarmente senza preoccuparsi della popolazione, ha creato un mostro ancora più feroce, l’Isis. Politico ha pubblicato alcuni dati attribuiti all’intelligence americana: solo tra il 30 e il 35 per cento deimiliziani di Hamas sarebbe stato ucciso. Prima del 7 ottobre si riteneva ne contasse 30 mila e a fine marzo le Israeli Defence Forces sostenevano di averne ammazzati 13 mila. Oggi ilbodycount dovrebbe avere superato 14 mila, a cui vanno aggiunti i presunti jihadisti feriti o arrestati. Cifre attendibili? Non molto. La “stima dei danni” viene realizzata secondo i criteri dei conflitti tradizionali che mal si adattano a calcolare le perdite di un esercito irregolare. Ancora più eloquente un’altra valutazione degli 007 statunitensi: il 65 per cento dei tunnel sarebbe intatto. Non sorprende: la presenza degli ostaggi costituisce il grande vincolo agli attacchi contro i cunicoli, che possono essere demoliti soltanto dopo avere accertato che non custodiscano i 124 prigionieri israeliani. L’attenzione è stata concentrata sul bloccare gli ingressi per impedire che le forze israeliane venisseroaggredite alle spalle. Ne sarebbero stati smantellati cinquecento: poca cosa rispetto alla ragnatela sotterranea che si estendeva per centinaia di chilometri su più livelli con profondità fino a 50 metri. Una Maginot che continua a proteggere le riservedi uomini e probabilmente a ospitare l’imprendibile Yahya Sinwar. Oltre a questo freno, l’esercito israeliano avrebbe mostrato altri tre difetti. Il primo è la stessa carenza di intelligence drammaticamente emersa il 7 ottobre: l’offensiva è partita senza una mappa aggiornata delle catacombe e degli arsenali, cercando di raccogliere le informazioni mano a mano che i reparti si inoltravano nella Striscia. L’altro è avere affidato la missione a una quantità ridotta di soldati – attualmente sono impegnate otto brigate, con circa 40 mila militari – per controllare un territorio dove vivono oltre due milioni di palestinesi. Il terzo è la scarsa preparazione dei riservisti per gli scontri urbani. Per compensare queste carenze, Gaza viene sorvegliata notte e giorno con droni e sensori gestiti dall’intelligenza artificiale: ogni bersaglio identificato viene distrutto. Il volume di fuoco è enorme: usano cannoni da 155 millimetri, mortai da 120, carri armati, elicotteri Apache con missili e mitragliere, jet con bombe anche da una tonnellata. In molti casi – è accaduto anche ieri – per eliminare un singolo cecchino vengono rasi al suolo due palazzi. La devastazione dei centri abitati e l’elevato numero di vittime civili – secondo Hamas i morti sono 35.709 – dipendono soprattutto da questo modo di combattere. I vertici israeliani ritengono che la catena di comando del movimento jihadista sia stata spazzata via ovunque, tranne che a Rafah. Lì si sarebbero asserragliati gli ultimi quattro battaglioni, inclusa l’unità più addestrata, con un numero di uomini compreso tra tre e cinquemila. L’impressione è che i miliziani abbiano aggiornato le tattiche osservando come si muovono gli incursori: sono segnalate azioni coordinate di cecchini e mortai. E che molti, usando i cunicoli o confondendosi tra gli sfollati, si siano spostati altrove prima dell’accerchiamento. Anche in Israele c’è chi è scettico sull’esito della guerra. L’ex generale Yoram Hemo si è dimesso dal Consiglio della Sicurezza Nazionale: «Con questo approccio la distruzione di Hamas è molto lontana e dubito che verrà mai completata». Hemo sostiene che così non ci sarà altra scelta che mantenere l’occupazione militare di Gaza, con il rischio che alla fine i jihadisti riprendano lentamente il potere. Ma il governo è compatto e non intende cambiare linea: «Stiamo rafforzando il nostro impegno contro Rafah – ha detto ieri il ministro della Difesa Gallant - . L’operazione aumenterà con altre forze di terra e dall’aria. Raggiungeremo i nostri obiettivi».
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