Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L’Occidente impari da Taiwan Analisi di Gianni Vernetti
Testata: La Repubblica Data: 14 gennaio 2024 Pagina: 7 Autore: Gianni Vernetti Titolo: «Formosa guarda a Ovest, più difficile per la Cina annettere l’isola libera»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi 14/01/2024, a pag.7, con il titolo "Formosa guarda a Ovest, più difficile per la Cina annettere l’isola libera" l'analisi di Gianni Vernetti.
Gianni Vernetti
Il leader cinese Xi subisce una sconfitta da Lai Ching-te, fresco vincitore delle elezioni a Taiwan. I taiwanesi hanno votato contro l'imperialismo di Pechino
Nell’anno che il quotidiano britannico Guardian ha efficacemente definito il “Super Bowl della Democrazia”, con 4 miliardi di elettori chiamati alle urne in 75 paesi, il primo round fra “democrazie” e “autocrazie” è stato vinto dalle prime. Con un’affluenza oltre il 70% degli aventi diritto e con un 40,2% dei voti popolari, l’attuale vicepresidente Lai Ching-te del Partito Democratico Progressista (Dpp) ha vinto le elezioni a Taiwan, le prime dell’anno. Il partito più distante da Pechino, il Dpp di ispirazione liberal-progressista, si è aggiudicato dunque un terzo mandato consecutivo, lanciando un segnale chiaro a Pechino: lo status quo non si cambia, e non vi sarà mai una riunificazione con la Cina autoritaria al di là dello stretto. In una parola “Keep Taiwan Free”, come scritto in milioni di banner elettorali sull’isola: “Manteniamo Taiwan libera”. Taiwan è una società aperta, orgogliosa dei propri traguardi su libertà, democrazia e progresso economico. In pochi anni si è trasformata da una dittatura militare ad uno dei cuori pulsanti del pianeta: 23,5 milioni di abitanti, 190 miliardi di dollari di Pil, 20esima economia del pianeta che produce il 60% dei semiconduttori del mondo, senza i quali praticamente tutte le tecnologie della nostra vita si fermerebbero: smartphone, internet, automobili, macchine utensili, navi e aerei. Taiwan produce anche il 90% dei semiconduttori più avanzati del mondo in un cluster di aziende e parchi scientifici e tecnologici che ruota intorno alla Taiwan Semiconductor Manufacturing Corporation (Tsmc). Quelli da 3 nanometri (i più piccoli ed efficienti), vengono prodotti esclusivamente qui. Si comprende quanto sia alta la posta in gioco del voto di ieri. L’interferenza di Pechino nel processo elettorale sull’isola è stata senza precedenti: decine di palloni aerostatici cinesi hanno violato lo spazio aereo taiwanese, sono proseguite senza sosta le azioni militari intimidatorie intorno all’isola, sono stati registrati oltre 100.000 attacchi cyber e per la prima volta sono stati arrestati 287 cittadini sull’isola per varie attività criminali di interferenza nel processo elettorale: trasferimento di fondi crypto dalla Cina, disinformazione con milioni di bot sui social, diffamazioni personali contro decine di candidati del Dpp. Ma Taiwan non si è piegata all’autoritarismo cinese e le elezioni si sono svolte in modo regolare con lo spoglio e i risultati definitivi resi pubblici poche ore dopo il voto. Ed è proprio l’apertura e la “normalità democratica” di Taiwan a rendere ancora più stridente il confronto con la Cina guidata da un regime opaco e totalitario che solo negli ultimi tre mesi ha fatto sparire nel nulla il Ministro degli Esteri Qin Gang e il Ministro della Difesa Li Shanfu, senza fornire alcuna spiegazione alla comunitàinternazionale. I riflettori sono ora accesi sull’impatto regionale e globale di queste elezioni. Taiwan procederà speditamente nel cammino di una sempre maggiore integrazione politica ed economica con l’Occidente e con le democrazie asiatiche. Le elezioni di ieri spingono il sistema economico e tecnologico taiwanese ad intensificare le azioni di “derisking” nei confronti di Pechino. Grandi aziende manifatturiere come Foxconn (con ancora 1 milione di dipendenti in Cina) seguiranno le azioni dei loro committenti (a cominciare da Apple) per una crescente delocalizzazione verso India, Vietnam, Flilippine e Indonesia. Anche sul terreno dei semiconduttori procederanno le nuove joint venture in Europa e Usa per ampliare i luoghi della produzione e rafforzare la catena della “supply chain” globale. Sul fronte della difesa Taiwan rafforzerà gli accordi di sicurezza con Usa, Giappone, Australia, India e darà nuovo impulso alla produzione nazionale a cominciare dai primi sottomarini taiwanesi Narwhal prodotti nei cantieri di Kaohsiung. L’accordo bilaterale sulla difesa con Washington del 2023, con acquisti per 19,2 miliardi di dollari, proseguirà permettendo a Taiwan di incrementare le proprie capacità di difesa strategica: 66 caccia F-16, centinaia di tank Abrams, missili antinave Harpoon e in prospettiva un nuovo deal per gli F-35 che permetterebbero un ulteriore salto tecnologico nelle capacità di deterrenza dell’isola nei confronti di Pechino. Per Xi-Jinping, l’obiettivo di riunificazione con Taiwan è ora più complicato, anche per avere compiuto l’errore di aprire un secondo fronte di tensione occupando illegalmente gran parte del Mar Cinese Meridionale, che ha portato Filippine e Vietnam a stringere sempre più i rapporti con Usa e Taiwan. La vittoria del partito più anti cinese rafforza la democrazia di Taiwan e paradossalmente allontana i rischi di un conflitto nello Stretto.
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