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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
11.12.2023 Il Nobel a chi lotta in Iran
Cronaca di Greta Privitera

Testata: Corriere della Sera
Data: 11 dicembre 2023
Pagina: 15
Autore: Greta Privitera
Titolo: «La sedia vuota di Narges. Il Nobel a chi lotta in Iran»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 11/12/2023, a pag. 15, con il titolo "La sedia vuota di Narges. Il Nobel a chi lotta in Iran" di Greta Privitera.
 
Nobel per la pace 2023: sedia vuota a Oslo per Narges, «Iran tirannia  misogina» - Il Sole 24 ORE
 
Nel municipio di Oslo, Kiana e Ali Rahmani siedono composti sul palco, a lato del leggio. A separare i due gemelli, una sedia vuota. È per la madre Narges Mohammadi, l’attivista iraniana di 51 anni, premio Nobel per la Pace 2023, in carcere a Teheran dove sta scontando una condanna a 31 anni di reclusione, che ha appena annunciato uno sciopero della fame in solidarietà con la minoranza religiosa bahai.
Si trovano in Norvegia per ritirare il premio dell’Accademia e per leggere il lungo messaggio che Mohammadi è riuscita a far scivolare fuori dalla microscopica cella della prigione di Evin. Non la vedono da otto anni, da quando hanno raggiunto il padre Taghi Rahmani a Parigi, dove vivono, studiano e crescono. «Non so se la incontreremo di nuovo. Forse succederà fra 30, 40 anni, o forse mai più», dice Kiana. Ali ha ancora speranza: «Sono ottimista».
I gemelli scandiscono le parole della mamma-eroina davanti a centinaia di persone, tra cui la famiglia reale norvegese, Shirin Ebadi — amica di lotte e, 20 anni prima di lei, premio Nobel per la Pace nel 2003 — e Marjane Satrapi, autrice del capolavoro «Persepolis». Parte Kiana, in farsi: «Jin, Jîyan, Azadi». Tradotto «Donna, vita, libertà», il nome e slogan del movimento nato dopo l’uccisione di Mahsa Amini. Ringrazia per il premio «dedicato al movimento iraniano» ed emozionata, in francese, legge: «Scrivo questo messaggio da dietro le alte e fredde mura di una prigione. Sono una donna mediorientale proveniente da una regione che, nonostante la sua ricca civiltà, è oggi intrappolata tra la guerra, il fuoco del terrorismo e l’estremismo». Kiana si fa portatrice di un racconto doloroso, che è l’amara realtà del popolo d’Iran: in platea scendono lacrime. Poi, è il turno di Ali: «Il movimento “Donna, vita, libertà” ha accelerato il processo di transizione verso democrazia, libertà e pari diritti in Iran dando chiarezza e significato alla richiesta storica del popolo iraniano. La resistenza è viva e la lotta persiste. La resistenza, continua e non violenta, è la nostra strategia migliore. Sono fiduciosa che la luce della libertà e della giustizia risplenderà sulla terra d’Iran». Scatta un lungo applauso e i due fratelli tornano alle parole dell’inizio — «Donna, vita, libertà» —, protetti dallo sguardo orgoglioso del padre, nel pubblico.
 
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