Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata: Il Foglio Data: 23 settembre 2023 Pagina: 3 Autore: la redazione del Foglio Titolo: «Zelensky ha parole e armi»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 23/09/2023, a pag. 3, l'editoriale "Zelensky ha parole e armi".
Volodymyr Zelensky
Mentre politici, commentatori e media si dilungavano sugli sgarbi dello speaker repubblicano del Congresso americano a Volodymyr Zelensky – non lo ha fatto parlare davanti ai parlamentari – e sulle frasi elettorali del premier polacco sentenziando la fine dello slancio occidentale a sostegno dell’Ucraina; mentre questi stessi opinion maker, diciamo così, dicevano che l’America si è stufata di inviare armi alla difesa ucraina perché la controffensiva è un fallimento; mentre il quotidiano il Fatto trovava la sintesi nel titolo a tutta pagina “Zelensky lasciato solo senza parola né armi”, il presidente americano Joe Biden diceva al presidente ucraino in visita che gli fornirà i missili a lungo raggio, quegli Atacms indispensabili per far avanzare le forze ucraine contro l’esercito russo che occupa l’est e il sud del paese (ieri con un attacco missilistico è stato colpito il quartier generale della flotta russa del Mar Nero a Sebastopoli, nella Crimea occupata). Da settimane si rincorrono voci contrastanti sulla fornitura degli Atacms e al di là dello spazio maggiore che viene sempre riservato a chi dice che non arriveranno nonostante le richieste di Kyiv, la questione è molto delicata e dibattuta nell’Amministrazione americana: lo stesso consigliere del presidente, Jake Sullivan, è stato cauto sul tema. Come già in passato, gli alleati non prendono alla leggera le decisioni sulle forniture di armi – è accaduto con i carri armati e con gli aerei – ne valutano e discutono l’utilità e le conseguenze potenziali. Poi ha la meglio non l’insistenza ucraina quanto la flessibilità strategica delle operazioni sul campo: poiché l’esercito russo ha cambiato le sue tattiche è necessario per chi si difende fare lo stesso. E’ l’Ucraina che deve adattarsi all’aggressione di Vladimir Putin – e così tutta l’alleanza che la sostiene, che essendo democratica discute e si divide sulle scelte senza per questo abbandonare nessuno – così come è l’Ucraina che deve continuare a difendersi quando vorrebbe che la guerra finisse oggi stesso, ma chi può farla finire, cioè Putin, non lo fa.
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