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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Repubblica Rassegna Stampa
24.08.2023 La fine di Prigozhin. Ma in Ucraina la guerra continua
Analisi di Brunella Giovara

Testata: La Repubblica
Data: 24 agosto 2023
Pagina: 4
Autore: Brunella Giovara
Titolo: «Kiev: “Non cambia nulla, la guerra prosegue”»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 24/08/2023, a pag.4, con il titolo “Kiev: “Non cambia nulla, la guerra prosegue” ”, l'analisi di Brunella Giovara.

Kiev non ha opzioni

ZAPORIZHZHIA — Fuori uno. Ma rimane l’altro, e perciò la guerra continua come prima. Gli ucraini hanno sempre seguito con estrema attenzione l’evolversi dei rapporti tra il padrone della Wagner e il presidente Vladimir Putin, considerando il primo il criminale che ha schierato i suoi mercenari a Bakhmut, e non solo lì. E il secondo, un criminale più potente e politicamente più abile, che prima opoi avrebbe fatto fuori l’altro. Una “guerra tra scorpioni”, insomma, da analizzare giorno per giorno. E dal 24 giugno, con la cosiddetta “parata” di Prigozhin verso Mosca, che è finita come è finita, hanno dedotto che Putin avrebbe regolato presto i conti, ed era solo questione di tempo. Quindi, ora i conti sono regolati, se davvero Prigozhin è morto. Ma la questione ha riguardato direttamente l’Ucraina fino a quando la Wagner è stata schierata a Bakhmut, e lì l’esercito ucraino ha certo patito gli attacchi dei mercenari, disprezzando al massimo grado la strategia di combattimento del nemico: buttare al sicuro massacro la truppa, costituita per lo più da gente reclutata nelle carceri con la promessa della libertà dopo 3 mesi di servizio attivo. Talvolta male armati o addirittura disarmati, come lo stesso Prigozhin aveva lamentato (un giorno urlò che i suoi andavano all’assalto con le pale per scavare le trincee, e nient’altro, nella solita polemica contro l’esercito regolare del generale Gerasimov). Ma c’è un altro dato. Gli ucraini sono diffidenti, e fino a quando non avranno accertato che Prigozhin è davvero morto, non ci crederanno. Le agenzie di stampa ucraine insistono sul fatto che ci fossero in volo non uno ma due aerei di proprietà della PMC Wagner, e che Prigozhin potrebbe essersi salvato, atterrando a Mosca sull’aereo che non è caduto. Quindi, cautela, fino a quando non avranno la sicurezza dei fatti, attraverso l’intelligence militare. Perciò, il consigliere del presidente Zelenski, Mykhailo Podoliak, ieri sera ha commentato così: «A proposito di Prigozhin: vale la pena aspettare che la nebbia si dissolva. Nel frattempo, è ovvio che Putin non perdona nessuno. Lui aspettava il momento ». Perché «è ovvio che Prigozhin avesse firmato una speciale condanna a morte nel momento in cui ha creduto alle bizzarre garanzie di Lukashenko, e all’altrettanta assurda parola d’onore di Putin». E «l’eliminazione dimostrativa di Prigozhin e del comando Wagner due mesi dopo il tentato golpe è un segnale di Putin alle élite russe in vista delle elezioni del 2024. Attenzione! La slealtà equivale alla morte».

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