Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Ucraina: l'obiettivo è ricostruire un Paese prospero, sicuro, europeo Analisi di Paola Peduzzi
Testata: Il Foglio Data: 25 giugno 2023 Pagina: 1 Autore: Paola Peduzzi Titolo: «Ucraina dreamin’. La determinazione dei ricostruttori ucraini che s’impegnano a costruire un nuovo paese prospero, sicuro ed europeo»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 25/06/2023, a pag. 1, con il titolo 'Ucraina dreamin’. La determinazione dei ricostruttori ucraini che s’impegnano a costruire un nuovo paese prospero, sicuro ed europeo', l'analisi di Paola Peduzzi.
Paola Peduzzi
Mustafa Nayyem
Vladimir Putin continua ad attaccare e bombardare l’Ucraina, a occupare terra ucraina e a trattarla come fosse sua costringendo i cittadini che la abitano a dimenticarsi di essere ucraini, ma se l’Ucraina, alla fine di questa guerra, si ritroverà più prospera, più democratica, più sicura e più europea ecco che il brutale errore di calcolo del presidente russo si mostrerà in tutta la sua catastrofica miseria. E’ dal 1991 e ancor più negli anni Duemila che Putin cerca di stroncare l’ambizione democratica e di benessere dell’Ucraina: lo ha fatto in tutti i modi, ora è determinato a radere al suolo un paese piuttosto che non soggiogarlo. Per questo il lavoro dei nation builder ucraini, i ricostruttori, oggi è importante e urgente come quello dei soldati impegnati nella controffensiva. Il capo dell’Agenzia di ricostruzione di Kyiv, Mustafa Nayyem, ha detto al Financial Times: “Molti dei nostri partner saranno sorpresi di quanto può essere trasparente e responsabile la nostra ricostruzione. Il governo ucraino funziona ancora, e funziona bene”, l’Ucraina non è uno stato fallito, nonostante la costanza distruttiva di Putin, nonostante sia al 116esimo posto della classifica della Trasparenza e della corruzione, sotto persino alla Bielorussia. Nel suo ultimo numero, l’Economist dedica la copertina all’Ucraina 2.0, ai ricostruttori che hanno iniziato a rifare il paese prima che Putin lo distruggesse, giovani politici e manager che hanno scardinato il sistema di potere oligarchico ucraino – con alterne e brutte vicende – e che poi, con l’avvio della guerra, si sono ritrovati con la possibilità di creare un paese nuovo, il paese che sognavano gli arancioni nel 2004 e i rivoluzionari della dignità nel 2014. I danni di guerra ammontano a 400 miliardi di dollari secondo la Banca mondiale ma è una stima che tutti considerano molto bassa e che comunque è stata elaborata prima dell’esplosione della diga di Nova Kakhovka da parte – le ricostruzioni concordano – dei russi. Gli asset finanziari della Russia che potranno forse in futuro essere utilizzati per ripagare questi danni non sono sufficienti, si tratta per i nation builder di attirare investimenti e lavoratori, di riportare a casa i sei milioni di ucraini che sono scappati (il 15 per cento della popolazione, di cui il 60 per cento è laureato), di reintegrare il milione di ucraini che sono andati a combattere, di sorprendere, come dice Nayyem (che è nato in Afghanistan, è scappato dai sovietici, è nella lista dei nemici di Mosca e ha avuto dimestichezza per tutta la vita con la distruzione) gli investitori smantellando l’immagine di un paese corrotto e incapace di utilizzare in modo proficuo i fondi per la ricostruzione. E’ cambiato il patto sociale tra gli ucraini e lo stato: la società civile si è fatta fortissima ma è diventata anche più fiduciosa nei confronti delle istituzioni. I ricostruttori sanno che questa fiducia è preziosa quanto la resistenza sul fronte e nelle città e che esercita anche una enorme pressione per evitare che si ricada negli errori del passato. I nation builder non vogliono ricostruire l’Ucraina di prima, ma una nuova, pronta per entrare in Europa, digitale, innovatrice, sicura (e magari nella Nato): la chiamano Ucraina 2.0, è l’Ucraina sognata nelle piazze che invocano da decenni l’Europa – e il database con tutti i contratti di ricostruzione avviati e da avviare nel paese si chiama “Dream”.
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