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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Repubblica Rassegna Stampa
24.01.2023 Ucraina: quando i carri armati moderni?
Cronaca di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 24 gennaio 2023
Pagina: 11
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «Il ritorno dei carri armati. Nel Risiko dell’Ucraina sono diventati decisivi»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 24/01/2023, a pag. 11, la cronaca di Daniele Raineri dal titolo "Il ritorno dei carri armati. Nel Risiko dell’Ucraina sono diventati decisivi".

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

ODESSA — Perché si parla molto adesso di carri armati e guerra in Ucraina? Ci sono molte ragioni, vediamo le più importanti. In questi undici mesi di guerra Russia e Ucraina hanno usato soprattutto carri armati di epoca sovietica per il grosso dei combattimenti, come i T-64 e i T-72. Sono mezzi ancora micidiali, ma spesso hanno mezzo secolo di vita e anche più, sono rimasti indietro dal punto di vista tecnologico e molti sono già stati distrutti. Migliaia di carcasse di vecchi T-qualcosa sono sparpagliate in tutto il Paese. L’esercito di Mosca sta mandando sul fronte anche i carri armati modello T-90, più avanzati e meno vulnerabili. Ha spedito un gruppo di questi carri in prima linea ad agosto (il numero non è stato specificato), ne ha consegnati altri 200 all’esercito separatista nel Donbass a dicembre e ne ha appena mandato un altro gruppo a gennaio – e questi sono solo esempi perché spesso questi spostamenti non sono dichiarati. Per battere un carro russo T-90, dicono i soldati ucraini impegnati a difendersi nel settore più violento che oggi è quello di Bakhmut, ci vogliono almeno «tre carri dei nostri». Lo svantaggio è chiaro. I governi occidentali stanno promettendo a Kiev l’invio urgente di altri veicoli blindati, ma sono pesi piuma e non bastano contro i pesi massimi della Russia. I nuovi arrivi non sono all’altezza delle battaglie fra corazzati nelle pianure dell’Ucraina orientale, che ricordano quelle della Seconda guerra mondiale. Inoltre a primavera, che in termini militari è domani, tutti gli osservatori si aspettano una nuova offensiva russa e anche una controffensiva ucraina. La guerra invernale è stata ferma, con avanzamenti di pochi chilometri al mese, ma non appena diventerà di nuovo una guerra mobile serviranno i carri armati. Gli ucraini pianificano un affondo di 90 chilometri da Nord a Sud per tagliare il corridoio di terra che unisce la Russia alla Crimea e arrivare al mare, tra le città occupate di Melitopol e Mariupol. Per resistere ai russi e per avanzare hanno bisogno di carri che possano competere con l’esercito di Mosca. Il governo di Kiev vuole riconquistare una grande parte del territorio che ora è sotto il controllo russo perché pensa che altrimenti Mosca non vorrà mai negoziare sul serio. La dottrina militare sostiene che gruppi di attacco formati da carri armati e uomini a piedi sono la soluzione più efficiente per conquistare terreno in una guerra convenzionale come è quella in Ucraina. La scelta naturale è il Leopard 2 di fabbricazione tedesca, che oltre a essere veloce e resistente ha un sistema di puntamento laser che permette all’equipaggio di sparare e centrare i carri nemici anche mentre si muove su terreno accidentato. Inoltre non ha bisogno di un carburante speciale, come il carro Abrams americano, ma va a diesel – che è molto disponibile in Ucraina. Il governo ucraino chiede fra i 200 e i 300 carri, ma molti analisti occidentali pensano che già cento sarebbero abbastanza per decidere cosa succederà sul campo. E qui viene l’aspetto più vantaggioso – in teoria – della faccenda: ci sono già almeno 2mila carri Leopard 2 variamente distribuiti tra tredici Paesi europei. Vuol dire che molti governi alleati di Kiev potrebbero fornire non soltanto i carri, ma anche i pezzi di ricambio (i carri mangiano una quantità enorme di pezzi di ricambio) e l’addestramento necessario e il tutto è relativamente vicino ai confini dell’Ucraina. C’è un problema. I carri armati Leopard 2 sono prodotti e venduti dalla Germania, che impone una clausola comune in questo tipo di contratti: i Paesi acquirenti non possono consegnare i carri armati che ricevono a terzi, a meno che non ci sia un permesso esplicito. Vuol dire che per sbloccare i Leopard 2 è necessario il consenso di Berlino, che per ora non c’è. La Germania è molto riluttante a dare un aiuto decisivo all’Ucraina. Ieri ha detto che se la Polonia vorrà potrà mandarne subito un certo numero agli ucraini.

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