Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Sopravvissuta alla Shoah muore di fame a Odessa: è Putin l'assassino Commento di Brunella Giovara
Testata: La Repubblica Data: 21 aprile 2022 Pagina: 8 Autore: Brunella Giovara Titolo: «Scampò alla Shoah in una cantina, muore di fame a 91 anni»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 21/04/2022, a pag.8, con il titolo "Scampò alla Shoah in una cantina, muore di fame a 91 anni", il commento di Brunella Giovara.
Vanda Semyonovna Obledkova
Tutto era già successo molti anni fa. Stesso freddo, stessa fame, e anche lo scantinato, uguale. Cemento grezzo, a cui bisogna aggiungere l’identica paura di essere scoperti, e uccisi sul posto. Ieri Chabad.org ha annunciato la morte di una donna ebrea di 91 anni, si chiamava Vanda Semyonovna Obledkova, nata a Mariupol l’8 dicembre 1930, morta a Mariupol il 4 aprile 2022. Morta di freddo e di fame nella città «che non voleva lasciare», ha detto la figlia Larissa, ora in salvo al di là dell’assedio russo. «L’abbiamo portata fuori io e mio marito, rischiando la vita, e sepolta in un parco pubblico non lontano dalla riva del mare d’Azov». Vanda era una bambina di 10 anni quando i nazisti occuparono Mariupol e fecero strage di ebrei. Era il 20 ottobre del 1941.
Un numero di persone che oscilla tra i 9mila e i 16mila, la cifra esatta non si è mai saputa, come nelle tragedie dell’antichità, o nei cataclismi che ogni tanto sconvolgono la terra. Così era successo a Odessa, e a Leopoli, quando eliminarono il ghetto da 420mila ebrei, più o meno. Vanda si era salvata. Figlia di madre ebrea, Maria Mindel, subito uccisa assieme a tutta la sua famiglia. Padre non ebreo, che aveva nascosto la figlia in uno scantinato, per poi farla ricoverare in un ospedale dicendo che era greca. Due anni più tardi i russi liberano Mariupol. La città viene ribattezzata Zhdanov, si costruisce la grande acciaieria Azovstal, l’attuale e ultimo baluardo ucraino, per poche ore ancora. Il rabbino Mendel Cohen, capo della comunità ortodossa dei Lubavitch, è riuscito a salutare Vanda, qualche volta. È l’unico rabbino rimasto, peraltro. Ha detto che Mariupol «è tutta un grande cimitero». Un posto dove si seppelliscono i cadaveri nei giardini e nei viali, se si può. Sennò, li si lascia dove sono. «La mamma non meritava una morte così», ha detto Larissa. «Non avevamo più acqua, né cibo. Non c’era elettricità, e neanche riscaldamento. Faceva un freddo terribile, siamo vissuti come animali ». Due cecchini impedivano di uscire dal rifugio per arrivare al punto più vicino per l’acqua. E ogni volta che una bomba cadeva, «tutto tremava. La mamma diceva che non ricordava niente di simile dall’altra guerra», morendo poi per fame e disidratazione, carenza di medicine e paura. Perciò bisogna salutare con grande rispetto questa Vanda, che aveva già sopportato tutto questo all’età di 10 anni, appena.
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