Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata: Moked Data: 02 giugno 2021 Pagina: 1 Autore: David Meghnagi Titolo: «Un’isola nel mare»
Riprendiamo da MOKED del 02/06/2021, con il titolo "Un’isola nel mare" il commento di David Meghnagi.
“Chi vive in un’isola deve farsi amico il mare”, così recita un antico proverbio arabo. Israele è una piccola isola accerchiata da un oceano arabo e islamico che per decenni l’ha respinta e non l’ha mai realmente accettata. Nonostante l’odio e il rifiuto di cui è stata fatto oggetto, Israele è riuscita a svilupparsi e a crescere ed è questo che non viene perdonato. Ma non è ancora riuscita a vincere la sfida più difficile. Farsi amico il mare da cui è circondata, è per Israele un’esigenza politica e morale. Aprirsi un varco nel cuore dei vicini, risanare le ferite sanguinanti, restituire significato alla sofferenza, immaginare e costruire uno spazio per un futuro diverso è per Israele una necessità, non solo politica: per restare fedeli alla propria vocazione, pur nella consapevolezza di non possedere tutti gli strumenti per giungere a una composizione politica del conflitto con i vicini. Per la saggezza ebraica, grande è chi riesce a trasformare il nemico in un amico. Una sfida che Israele dovrà vincere per restare fedele a se stessa. L’accettazione piena di Israele e della sua esistenza nella sua antica striscia di terra madre, come ebbe a chiamarla Freud in una struggente lettera all’amico Ferenczi, libererebbe l’Islam dalle pastoia di una lettura religiosa del conflitto arabo israeliano e dal contenzioso israeliano palestinese, aprendo la via a un rinnovamento culturale e religioso per tutta la Regione. Il futuro del mondo arabo e dell’Islam poggiano sulla scommessa di una possibile coesistenza in un’area del mondo dove i destini dell’Occidente e dell’Oriente appaiono divisi. Accettare l’esistenza di Israele è per la civiltà araba e islamica la condizione per rompere la catena di violenze e lutti in cui è tragicamente avviluppata. Per Israele la realizzazione delle aspirazioni più profonde che portarono generazioni di giovani a sacrificare le loro esistenze per ricostruire una vita ebraica indipendente. L’Europa e il mondo arabo, l’Occidente e l’Islam, potranno parlarsi se Israele, in pace con il mondo arabo, sarà presente come testimone dei propri lutti e dei loro.