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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
21.04.2021 Yemen: la storia della modella Intisar perseguitata dai terroristi houthi
Commento di Francesca Paci

Testata: La Stampa
Data: 21 aprile 2021
Pagina: 19
Autore: Francesca Paci
Titolo: «La modella in cella che fa lo sciopero della fame»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 11/04/2021, a pag.19, con il titolo 'La modella in cella che fa lo sciopero della fame' l'analisi di Francesca Paci.

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Francesca Paci

Entisar al-Hammadi: Yemen's missing model to be questioned by prosecutors |  Middle East Eye
Intisar Al Hammadi

Non sappiamo niente dello Yemen, il più povero tra i Paesi della mezzaluna islamica che in queste settimane ha messo sul piatto della i pace tra i ribelli houthi e il governo internazionalmente riconosciuto 6 annidi guerra, 233 mila vittime, 4,3 milioni di sfollati e 2,5 milioni di bambini. E poco sappiamo anche di Intisar Al Hammadi, la bellissima modella sparita due mesi fa dopo essere stata fermata a un posto di blocco appena fuori dalla capitale Sana'a e riemersa adesso attraverso il suo legale che ne denuncia la detenzione illegale da parte della milizia filo-iraniana houthi. Secondo l'avvocato Khaled Al-Kamal, la giovane Intisar, sul cui caso è stata appena aperta un'inchiesta interna, sarebbe tenuta in isolamento e avrebbe iniziato uno sciopero della fame a oltranza. Lo Yemen non è un Paese per donne, come, dopo aver sperato che la primavera del 2011 riscattasse dalla miseria il passato glorioso che inebriava Pasolini e la Callas, non lo è più per nessuno. Intisar Al Hammadi, le cui tracce si fermano al 20 febbraio scorso, vive virtualmente sui social, immagini e storie di un voler essere contemporaneo laddove il tempo si è fermato. La moda, un paio di serie per la tv locale, il cinema come eterna immutabile via di fuga. Raccontano che non volesse portare il velo, che il Dna meticcio ereditato dal babbo yemenita e dalla mamma etiope ne facesse una ribelle genetica. Raccontano che il Paese, macerandosi nel dolore, sia diventato ancora più conservatore di prima e che l'assegnazione del premio Nobel per la pace all'attivista Tawakkul Karman significhi poco più che la pacificazione del senso di colpa occidentale sublimato nell'acclamazione di una donna e di una donna velata. Intisar Al Hammadi il velo non lo porta, non nelle foto che girano almeno. E agli houthi la cosa non può che dare fastidio. Il problema è che, sul fronte opposto, il nemico degli houthi è una coalizione a guida saudita che non primeggia certo per rispetto delle donne e che dal 2015 ha bombardato a pioggia lo Yemen ammazzando, secondo l'Onu, il doppio delle vittime civili rispetto a tutte le altre forze in campo messe insieme. Dovunque sia oggi Intisar dovremmo essere con lei, noi che scattiamo al primo suono di discriminazione verso le donne e poi non andiamo mai oltre il velo.

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