Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata:Milano Finanza Autore: Mauro Masi Titolo: «Le cyberwar sono una realtà e minacciano i Paesi più sviluppati»
Riprendiamo da MILANO FINANZA di oggi, 02/04/2021, a pag. 20, il commento di Mauro Masi dal titolo "Le cyberwar sono una realtà e minacciano i Paesi più sviluppati".
Gli attacchi cibernetici costituisco o una delle maggiori minacce alla sicurezza internazionale: il Global Risk Report per il 2020 del World Economic Form li ha inseriti nei primi 10 rischi mondiali in termini di probabilità e impatto. C'è di più. Esiste il rischio che attacchi informatici diano il via a risposte convenzionali attivando veri e propri conflitti armati. Secondo fonti mediatiche israeliane, nel maggio 2019 il mondo ha assistito al primo caso (noto) di reazione con metodi «classici» a un attacco di cyberwar. Nello specifico, Israele avrebbe reagito a una pesante offensiva cyber attuata da Hamas con un contrattacco missilistico volto a distruggere (sembra con successo) il quartier generale informatico di Hamas. Un tipico esempio di guerra asimmetrica perché combina soft e hard power. In realtà tutte le guerre sono asimmetriche: negli obiettivi, nelle strategie e nei mezzi (così scriveva Carlo Jean in un saggio del 2018). E lo sono da sempre. Le uniche novità oggi sono la rilevanza assunta dal cyberspazio e l'utilizzo di Internet e dei social media nella disinformazione, nella sovversione e nell'attacco per indebolire la coesione degli Stati e delle alleAnze con un'efficacia e una capacità prima sconosciute: è ciò che si definisce infowar, una variante della cyberwar. Nel loro bel libro sull'Intelligente Economica (Rubbettino, 2011) Jean e Paolo Savona danno della cyberwar una brillante descrizione: «E estremamente dinamica, rapida e imprevedibile. Annulla il valore della distanza, del tempo, delle frontiere. Rende possibili sorprese strategiche molto più degli strumenti hard. Può consentire a piccoli gruppi o a individui singoli collegati in Rete di esprimere una grande potenza e provocare danni disastrosi». Le Nazioni oggi egemoni hanno da tempo capito l'aria che tira e si stanno comportando di conseguenza: negli Stati Uniti hanno costituito l'Office for Strategic Influence, che lavora sulla Rete e sui social utilizzando come consulenti alcuni dei più sofisticati hacker americani.
Israele, Cina e soprattutto Russia non sono da meno; sono ormai all'ordine del giorno in Occidente le polemiche sulle ondate di fake-news che sarebbero generate da migliaia di account russi direttamente o indirettamente connessi con istituzioni pubbliche, mentre qualche tempo fa un'indagine del New York Times rivelò l'esistenza di un centro da cui partivano mega-attacchi informatici, un palazzone di 12 piani alla periferia di Shanghai, quartier generale dell'Unità 61398 dell'Esercito di Liberazione Popolare dove lavoravano «centinaia o anche migliaia di tecnici con connessioni in fibra ottica al altissima velocità di tipo militare fornite da China Mobile». Quindi infowar e cyberwar sono già ampiamente in corso e ci si sta accorgendo quanto sia difficile la difesa da tali aggressioni, che peraltro si dimostrano tanto più devastanti quanto più si rivolgono a Nazioni tecnologicamente evolute. Hanno invece effetti minori quando si rivolgono a Paesi più arretrati, come dimostra l'incapacità degli Stati Uniti di piegare la Corea del Nord anche utilizzando attacchi cibernetici massicci. Da qui il rischio che la infowar diventi una guerra a tutti gli effetti.