Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Nicola Gratteri: se l'antisemita è un pm... Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Libero Data: 29 marzo 2021 Pagina: 6 Autore: Iuri Maria Prado Titolo: «Se l'antisemita è un pm, gli antirazzisti tacciono»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 29/03/2021 a pag.6, con il titolo "Se l'antisemita è un pm, gli antirazzisti tacciono", il commento di Iuri Maria Prado.
Nicola Gratteri
Non so se la Commissione contro "l'odio, il razzismo e l'antisemitismo", quella istituita qualche tempo fa in un trionfo di retorica nel nome della senatrice Liliana Segre, abbia mai cominciato i propri lavori. Durante la procedura parlamentare di approvazione fece scandalo il voto astenuto di un certo numero di esponenti del centrodestra, ai quali piuttosto andava addebitato di non aver votato contro quel demagogico armamentario per il monitoraggio della devianza ideologica secondo il canone "de sinistra". In ogni caso, semmai quella Commissione non fosse già operativa, quelli che ne hanno reclamato l'istituzione come se si trattasse di una svolta capitale del nostro incivilimento potrebbero attivarne l'attenzione inquirente verso iniziative editoriali che denunciano il malaffare del potere ebraico fregiandosi dell'endorsement di un notissimo magistrato: o no? La notizia che l'attuale procuratore capo di Catanzaro potrebbe trasferirsi nella città di Liliana Segre l'avranno sentita, no? E non gli fa nessuna impressione che le pietre di inciampo a ricordo dei deportati milanesi possano essere battute dall'incolpevole scorta di uno che a distanza di giorni dallo scoppio del caso non dice una parola per giustificare il proprio sodalizio con la pubblicistica neonazista? Non hanno da dire nulla neppure dalle parti della Tv di Stato, evidentemente, dove si fanno i processi con ospite d'onore il capo dell'accusa pubblica accolto da un harem di giornalisti incurvi davanti al suo eloquio antimafia, che dev'essere la scriminante per poter fare liberamente anche questo, belle parole di prefazione alla saggistica della militanza antisemita. Né ovviamente appare impensierito il Consiglio superiore della magistratura, il coperchio sul bel sistema delle nomine e del traffico correntizio: solertissimo e occhiuto quando si tratta di far fuori qualche eccentrico che mostra perplessità sulla pratica del rastrellamento giudiziario, e invece in lockdown sulla bazzecola del più potente magistrato d'Italia in convegno con i teorici del mondo sottoposto al giogo giudaico. Serve qualche deficiente a braccio teso per mobilitare il cucuzzaro democratico contro "l'odio, il razzismo e l'antisemitismo". Serve l'orrore sovranista, l'ignominia di destra. E altrimenti campa cavallo.
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