Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
'Nella città natale di Abramo nessun ebreo è stato invitato' Commento di Sharon Nizza
Testata: La Repubblica Data: 09 marzo 2021 Pagina: 19 Autore: Sharon Nizza Titolo: «'Nella città natale di Abramo nessun ebreo è stato invitato'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 09/03/2021, a pag. 19, il commento di Sharon Nizza dal titolo 'Nella città natale di Abramo nessun ebreo è stato invitato'.
Sharon Nizza
«Nella città natale di Abramo, non c’era un ebreo, né è stata menzionata una comunità di 2.500 anni, oggi estinta». Tzionit Fattal, ricercatrice che ha pubblicato un romanzo sulla storia degli ebrei iracheni, pubblicato anche in arabo nel 2017, esprime amarezza per ciò che «è parte del percorso di cancellazione della storia ebraica in Iraq: dai libri di storia, dai nostri luoghi di culto, convertiti in moschee, ridotti a discariche, o distrutti dall’Isis come la tomba del profeta Giona a Mosul». Fattal intrattiene una fitta rete di contatti con ricercatori in Iraq che sostengono che «la sorte dei cristiani sarà quella degli ebrei». La comunità ebraica contava 150 mila anime fino agli anni ’50. Anche il parlamentare liberale Faiq Sheikh Ali ha criticato su Twitter la decisione del governo di escludere gli ebrei: «Codardia, negazione e disprezzo verso gli ebrei iracheni è ciò che ha impedito che venissero invitati».
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