Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
La pace influenza lo sport: 50% del Beitar Yerushalaim allo sceicco degli Emirati Una delle tante conseguenze positive degli Accordi Abramo, firmati Trump
Testata: La Nazione Data: 09 dicembre 2020 Pagina: 20 Autore: la redazione di Nazione/Carlino/Giorno Titolo: «Squadra israeliana allo sceicco. È il simbolo della destra sionista»
Riprendiamo da NAZIONE/RESTO del CARLINO/IL GIORNOdi oggi 09/12/2020, a pag.20 la breve "Squadra israeliana allo sceicco. È il simbolo della destra sionista".
La pace influenza lo sport: ci auguriamo che questo percorso possa continuare coinvolgendo anche altri Paesi arabi sunniti pragmatici. L'acquisto del 50% della proprietà della squadra di calcio Beitar Yerushalaim da parte di uno sceicco emiratino va in questa direzione e non sarebbe stato pensabile senza gli Accordi Abramo di settembre.
Ecco l'articolo:
Nella scia degli Accordi di Abramo uno sceicco degli Emirati arabi uniti, Hamad bin Khalifa al-Nahyan, ha acquistato quasi il 50 per cento della proprietà del club calcistico Beitar Gerusalemme, la cui tifoseria è notoriamente identificata con la destra nazionalistica israeliana. «Adesso vediamo di fronte a noi - ha detto lo sceicco bin Khalifa, citato dai media israeliani - i risultati fenomenali dei frutti della pace e della fratellanza fra i popoli. Indichiamo nei fatti una nuova strada di vicinanza». Entusiasta per il raggiungimento dell'accordo anche il proprietario del Betar Gerusalemme, Moshe Hogheg.
In questi anni era stato impegnato a misurarsi con le frange xenofobe della tifoseria, contrarie fra l'altro all'ingaggio di giocatori islamici. Come si temeva, sono subito arrivate le minacce da parte delle frange più integraliste della tifoseria del Beitar. Sui muri di Gerusalemme sono apparse scritte del tipo: «La guerra è iniziata» e «Morte agli arabi».
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