Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Unrwa in difficoltà: un'ottima notizia per chi vuole davvero la pace Le omissioni di Paolo Lepri
Testata: Corriere della Sera Data: 21 novembre 2020 Pagina: 35 Autore: Paolo Lepri Titolo: «Lazzarini, un appello per i profughi a Gaza»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 21/11/2020, a pag. 35, con il titolo "Lazzarini, un appello per i profughi a Gaza", il commento di Paolo Lepri.
L'Unrwa non solo non è utile alla causa di chi davvero vuole la pace e la convivenza tra arabi palestinesi e Israele, ma a questa è di ostacolo. Infatti contribuisce a diffondere l'odio contro Israele e, nella striscia di Gaza, coopera di fatto con i terroristi di Hamas. E' quindi un'ottima notizia per la pace la difficoltà economica in cui l'Unrwa versa da quando l'Amministrazione Trump ha deciso di sospendere i contributi degli Stati Uniti. Vedremo se la nuova Amministrazione Biden che si insedierà a gennaio sceglierà su questo dossier la continuità o la rottura con le decisioni prese in questi ultimi quattro anni.
L'Unrwa, che fa di tutto per mantenere nello stato di "profughi" i nipoti e bisnipoti dei veri profughi, ormai scomparsi, dovrebbe non essere salvata, ma demolita completamente perché è sul campo un'arma nella guerra di delegittimazione e odio contro lo Stato ebraico. Ma Paolo Lepri tutto questo omette accuratamente di riportarlo.
Ecco l'articolo:
Paolo Lepri
Una scuola dell'Unrwa a Gaza, trasformata in deposito di missili da Hamas
“Siamo sull'orlo del precipizio», avverte Philippe Lazzarini, che da marzo dirige l'Unrwa, l'agenzia della Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi, fondata nel 1949. Il suo bilancio, coperto dalle donazioni volontarie dei Paesi Onu e dell'Unione europea, ha un buco di quasi 60 milioni di euro per i mesi di novembre e dicembre. E’ fortemente minacciata, quindi, la sussistenza di circa 5,7 milioni di profughi in Cisgiordania, a Gaza, a Gerusalemme Est, in Libano e in Giordania. Sono a rischio anche i salari dei 28.000 dipendenti. «Le nostre risorse finanziarie —ha detto nel giorni scorsi Lazzarini — sono al loro livello più basso di sempre. Ci auguriamo di poter mantenere l'Unrwa operativa. Faremo tutto il possibile per riuscirci». Svizzero, 56 anni, studi a Losanna e Neuchâtel, sposato con quattro figli, Lazzarini ha un'esperienza trentennale nell'assistenza umanitaria e nel coordinamento internazionale nelle aree di crisi. Lavora dal 2003 nel sistema della Nazioni Unite. È proprio la grande conoscenza dei problemi maturata in questo lungo periodo a renderlo molto preoccupato. A suo giudizio la crisi finanziaria dell'Unrwa, In particolare, potrebbe provocare un «disastro totale» nella striscia di Gaza e accrescere l'instabilità del Libano.
«Sarebbe una conseguenza drammatica dover chiudere le nostre scuole e i nostri centri sanitari proprio durante la pandemia», ha sottolineato in una intervista alla Neue Zürcher Zeitung. Un colpo determinante all'agenzia dell'Onu, già in difficoltà, è arrivato nel 2018 con la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere i contributi degli Stati Uniti. Alle casse dell'organizzazione sono venuti a mancare oltre 300 milioni di dollari. Con il cambio della guardia alla Casa Bianca è ora certamente possibile un'inversione di rotta, ma è necessario che sia rapida: la posta in gioco è troppo alta Lazzarini sembra abbastanza fiducioso. «Tutti I segnali indicano che ci sia disponibilità a ripristinare la partnership che abbiamo avuto per lungo tempo con l'amministrazione americana». Non è l'unico a sperare in Joe Biden.
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