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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Repubblica Rassegna Stampa
20.11.2020 Mike Pompeo sul Golan: 'E' parte di Israele a tutti gli effetti'
Commento di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 20 novembre 2020
Pagina: 21
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «Insediamenti e Golan, l’ultimo atto di Pompeo»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA, di oggi 20/11/2020, con il titolo "Insediamenti e Golan, l’ultimo atto di Pompeo", il commento di Sharon Nizza.

A destra: Mike Pompeo con Benjamin Netanyahu

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Sharon Nizza

Mentre la luna di miele tra governo Netanyahu e amministrazione Trump sta per volgere al termine, Mike Pompeo, nella sua ultima visita in Israele da segretario di Stato, infrange i pochi tabù rimasti: ieri, nel giro di qualche ora, come a indicare la corsa contro il tempo in vista del 20 gennaio, ha creato una nuova serie di precedenti nell’impostazione della politica americana nello scenario israeliano. Ha annunciato due nuovi provvedimenti: il movimento Bds — «un cancro » l’ha chiamato — sarà definito antisemita e i prodotti degli insediamenti israeliani esportati negli Usa saranno etichettati made in Israel. L’agenda di Pompeo ha poi incluso due tappe anch’esse senza precedenti per un capo della diplomazia: seppur in una visita "privata", si è recato nell’insediamento di Psagot, nei pressi di Ramallah, dove ha visitato una cantina che gli ha dedicato un vino in omaggio alla sua decisione dell’anno scorso di non considerare più illegali gli insediamenti ebraici. Una mossa speculare e contraria all’ultimo atto dell’amministrazione Obama in Medio Orientale nel dicembre 2016, quando, non applicando il veto, fece passare al Consiglio di Sicurezza Onu la Risoluzione 2334 che definiva contrari al diritto internazionale gli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est. A fine giornata, Pompeo è diventato la prima autorità americana a dare corpo a un’altra eredità Trump, il riconoscimento della sovranità israeliana sulle Alture del Golan. Le ha visitate accompagnato dall’omologo Gabi Ashkenazi e da Avigdor Kahalani, il generale che ribaltò a favore d’Israele le sorti della Guerra del Kippur su quel fronte. «Da cadetto, 35 anni fa, ho studiato questo luogo. Stando qui non si può negare che sia parte di Israele», ha detto Pompeo, dopo aver discusso del recente attacco lanciato da Israele in Siria contro obiettivi iraniani. Così, oltre alla raffica di sanzioni contro Teheran, Pompeo lascia in eredità un’altra serie di provvedimenti volti a condizionare il nuovo corso mediorientale del presidente eletto.

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