Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Una buona notizia: niente più visto in Israele a chi delegittima lo Stato Ma Fabio Scuto rovescia i fatti
Testata: Il Fatto Quotidiano Data: 19 ottobre 2020 Pagina: 15 Autore: Fabio Scuto Titolo: «Israele. Niente visto a chi si occupa di diritti umani»
Riprendiamo dal FATTO Quotidiano di oggi, 19/10/2020, a pag.15 con il titolo "Israele. Niente visto a chi si occupa di diritti umani", l'articolo di Fabio Scuto.
Fabio Scuto presenta una ottima notizia come se si trattasse di uno scandalo, che proverebbe quello che il giornalista definisce addirittura "assalto di Israele al movimento per i diritti umani". In realtà i suddetti "movimenti per i diritti umani" sono movimenti per la delegittimazione, il boicottaggio e la diffusione dell'odio contro lo Stato ebraico: ma Scuto si guarda bene da scriverlo.
Ecco l'articolo:
Fabio Scuto
Israele ha smesso di concedere qualsiasi visto ai dipendenti dell'agenzia per i diritti umani delle Nazioni Unite, costringendo di fatto il personale più importante dell'organismo ad andarsene. A febbraio, Israele ha annunciato che stava sospendendo i legami con l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani per rappresaglia dopo la pubblicazione di un rapporto che ha evidenziato che più di 100 aziende internazionali lavorano negli insediamenti israeliani in Cisgiordania in violazione del diritto internazionale. Da giugno tutte le richieste di nuovi visti sono rimaste senza risposta. Nove dei 12 dipendenti stranieri dell'organizzazione hanno lasciato Israele e territori palestinesi per paura di essere espulsi e dichiarati "persona non grata". Gli altri tre hanno visti che scadono nei prossimi mesi. Il personale israeliano e palestinese continua a lavorare e gli uffici dell'organizzazione non sono stati chiusi. Rupert Colville, un portavoce dell'Onu, spiega che l'assenza di personale internazionale dal territorio occupato è una situazione molto irregolare che ha un impatto negativo sulla reale capacità di svolgere il mandato assegnato". Sono tempi durissimi per chi si occupa di diritti umani. L'anno scorso, Israele ha espulso il direttore nazionale di Human Rights Watch Omar Shakir, dopo averlo accusato di sostenere le richieste di boicottaggio. Sempre l'anno scorso, il governo israeliano ha rifiutato di rinnovare il mandato alla Tiph, la forza internazionale che monitorava le violazioni nella città di Hebron, nella Cisgiordania occupata. Fermi anche i visti per Fao e Unesco. Negare i visti per punire i critici è uno strumento centrale nell'assalto di Israele al movimento per i diritti umani. Sostenuto dal presidente Usa Donald Trump, Israele ha ottenuto una serie di successi diplomatici negli ultimi anni, inclusi i recenti accordi con gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein e il controllo dei diritti umani è diventato adesso una sorta di seccatura che ostacola questa marcia vittoriosa. "Israele è incoraggiato dal sostegno dell'amministrazione Trump ad agire contro le organizzazioni per i diritti umani", dicono i funzionari delle Nazioni Unite. E l'Unione europea? Non pervenuta.
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