Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iraq: attacchi sciiti contro le basi Usa Cronaca di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 17 marzo 2020 Pagina: 17 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Attacchi sciiti contro le basi Usa. Il Pentagono sposta le truppe a Erbil»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 17/03/2020, a pag.17, l'articolo di Giordano Stabile dal titolo "Attacchi sciiti contro le basi Usa. Il Pentagono sposta le truppe a Erbil".
Giordano Stabile
Erbil
Gli Stati Uniti si ritirano da tre delle otto basi operative in Iraq e concentrano le loro forze nelle due principali, Erbil e Ayn al-Asad. La decisione arriva dopo oltre 25 attacchi con 160 razzi da parte delle milizie sciite in tre mesi. Una guerriglia strisciante che si è intensificata nell'ultima settimana, quando la base di Taji, 20 chilometri a Nord di Baghdad, è stata colpita due volte nel giro di tre giorni. Il Pentagono ha deciso di spostare nel Paese difese anti-aeree a lungo raggio, i Patriot, in caso di attacco missilistico iraniano, e a corto raggio, per intercettare le katiuscia. Tutte decisioni che illustrano il nuovo clima in Iraq. L'ostilità delle formazioni sciite appoggiate da Teheran è sempre più forte, e l'obiettivo è costringere Washington a un ritiro totale. Per questo ieri il segretario di Stato Mike Pompeo ha avvertito Baghdad che «non tollererà» ulteriori attacchi. La concentrazione delle truppe nelle basi meglio attrezzate servirà a ridurre il rischio di perdite. La scorsa settimana sono morti due americani e una britannica, due sono rimasti feriti in maniera seria. A dicembre era stato ucciso un contractor statunitense. Il ritiro è cominciato ieri dalla base di Al-Qaim, a pochi chilometri dalla frontiera con la Siria. Un luogo simbolico. La cittadina era stata la prima a essere conquistata dall'Isis nel gennaio nel 2014 e l'ultima a essere liberata, nel dicembre del 2017. La lotta contro il califfato vedeva fianco a fianco americani, esercito regolare iracheno e milizie sciite, dalla caratteristica bandiera gialla che spesso sventolava assieme a quella a stelle e strisce. Quel clima è finito.
La rivalità con Teheran Con il califfato distrutto, è riemersa prepotente la rivalità fra Usa e Iran. Gli attacchi di dicembre hanno condotto a una prima rappresaglia dell'aviazione americana. Era seguito un assalto all'ambasciata a Baghdad e poi l'uccisione del comandante dei Pasdaran Qassem Suleimani e del leader locale Abu Mahdi al-Muhandis. Il Parlamento, dominato dai partiti sciiti, ha allora chiesto al governo di espellere le truppe statunitensi. Teheran ha replicato all'eliminazione del suo generale con un raid missilistico su Ayn al-Assad, senza però fare vittime. Adesso la base sarà dotata di difese anti-aeree e ospiterà il grosso dei soldati Usa, 5 mila uomini in tutto. Verranno invece svuotate anche la basi di Kirkuk e di Qayara, detta Q-West, decisiva per sorvegliare la frontiera siro-irachena. La zona desertica, dove ci sono ancora cellule attive dell'Isis, è adesso in mano alle milizie, in particolare la più ostile, Kataib Hezbollah, che si è impiantata anche dal lato siriano nella città di Al-Bukamal.
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