Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
'Non fuorvierà', a cura di Claudia De Benedetti Recensione di Marina Gersony
Testata: Bet Magazine Data: 09 agosto 2019 Pagina: 29 Autore: Marina Gersony Titolo: «Ebrei italiani: il mito dell’integrazione»
Riprendiamo da BET, Bollettino della Comunità ebraica di Milano, Luglio 2019, con il titolo "Ebrei italiani: il mito dell’integrazione", la recensione di Marina Gersony a "Non fuorvierà", a cura di Claudia De Benedetti.
Marina Gersony, Claudia De Benedetti
La copertina (Belforte ed.)
Noblesse oblige? È la casata che fa il destino o è il destino che decide del lignaggio? Dimmi come nasci e ti dirò come vivrai la tua vita? E che succede se incappi in due terribili guerre mondiali? Non fuorvierà. Una storia di famiglia, a cura di Claudia De Benedetti, è il titolo di un prezioso saggio-memoir che raccoglie le storie di cinque famiglie ebraiche, speciali e aristocratiche dell’Italia settentrionale; sei generazioni vissute tra l’apertura dei ghetti e le Leggi razziali del 1938. Si alternano così storie ordinarie e straordinarie che testimoniano come gli ebrei italiani si siano integrati senza rinunciare a fede, appartenenza e fierezza delle proprie origini: appunto quel “Non fuorvierà”, come sta scritto in un versetto del Deuteronomio, in cui viene chiesto al popolo ebraico di non fuorviare dalle regole della Legge. Fra le pagine scorrono i nomi di un’élite ebraica illuminata e vitale, piena di speranze, di orgoglio e di entusiasmo: sono i grandi mercanti e armatori come i Treves de Bonfili di Venezia e i banchieri come i Wollemborg di Padova; o come i Pavia di Casale Monferrato e i Corinaldi di origini toscane che ricevettero da Vittorio Emanuele II il titolo di conti per il contributo al processo unitario del Risorgimento. «In cinque anni di inventariazione e studio, ho capito quanto fosse importante per la mia famiglia custodire e proteggere con pudore e determinazione la documentazione che testimoniava i suoi valori, gli accordi matrimoniali e patrimoniali, una storia di persone che non può prescindere dalle comunità che sento come mie: Torino, Casale Monferrato e Padova, con l’aggiunta di Venezia», scrive Claudia De Benedetti nella prefazione del saggio, corredato da bellissime fotografie e suddiviso in diverse parti che ricompongono l’affresco di un’epoca e di una realtà significativa per l’intero popolo ebraico. L’autrice ripercorre la storia famigliare partendo da sua madre Isa Corinaldi De Benedetti e i suoi antenati insediati a Padova dall’inizio dell’Ottocento. Decide di soffermarsi soprattutto sull’albero genealogico materno, anche se dei De Bendetti «porto con fierezza il nome […]». Una scelta, la sua, dovuta al fatto che «era difficile mettere assieme le due storie che sono diverse e non si sfiorano quasi mai fino al matrimonio dei miei genitori». Inizia così una storia ebraica - ma anche italiana - di un’alta borghesia finanziaria e commerciale che in parte fu ammessa nella nobiltà pur conservando un impegno imprenditoriale in ambito bancario, agricolo, industriale ma anche politico, scientifico, editoriale, artistico e culturale. Difficile riassumere l’intreccio affascinante di queste eminenti mishpachot che si sono mescolate fra loro sposandosi spesso fra cugini anche per non disperdere patrimoni, usi e costumi. Il libro si avvale del contributo scientifico di Gadi Luzzatto Voghera per il contesto storico-sociale e di Chiara Pilocane per le meticolose ricerche di archivio, dando corpo a una narrazione che si snoda dalla fine del Settecento alla vigilia della Shoah, quando l’Italia – più di qualunque altro Paese europeo – seppe accettare i suoi ebrei. A loro volta, gli ebrei riuscirono a integrarsi partecipando con impegno e responsabilità alla società alla quale sentivano di appartenere dopo essere stati mal tollerati, discriminati e privati dei propri diritti per millenni. «Si legge dunque in questo libro una parabola esemplare per l’ebraismo italiano, amplificata da una condizione economica rilevante – scrive Ugo Volli in un capitolo conclusivo –: dalla reclusione nel ghetto, alla vita normale di italiani benestanti “di religione mosaica”, alla nuova e terribile persecuzione e alla successiva ricostruzione, che, segnata dall’esperienza del trauma, richiamò un nuovo impegno verso l’ebraismo, un’assunzione più consapevole della propria identità».
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