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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
29.06.2018 Ebrei a Shanghai
Recensione di Alessandro Litta Modignani

Testata: Il Foglio
Data: 29 giugno 2018
Pagina: 3
Autore: Alessandro Litta Modignani
Titolo: «Ebrei a Shanghai»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 29/06/2018, a pag.3, con il titolo " Ebrei a Shanghai" la recensione di Alessandro Litta Modignani al libro  pubblicato da O Barra O edizioni, a cura di Elisa Giunipero.

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                                                         Alessandro Litta Modignani

Vi e un capitolo semisconosciuto, nella storia della Shoah: la vicenda drammatica, fortunatamente a lieto fine, degli ebrei che trovarono rifugio a Shanghai e si salvarono dalle persecuzioni della Germania nazista. Questo piccolo volume collettaneo ne ricostruisce la storia, con particolari interessanti e testimonianze toccanti. Dopo la guerra persa con gli inglesi e la conseguente pace di Nanchino (1842) la Cina è costretta ad aprire i suoi porti al commercio internazionale. Uno di questi è Shanghai, che nel giro di un secolo decuplica la sua popolazione, da 500 mila a oltre cinque milioni di abitanti. Lo sviluppo tumultuoso della città le procura, nei primi decenni del Novecento, il soprannome di "Parigi d'oriente"; altri la paragonano a New York per gli alti edifici e la frenetica attività portuale. Vaste aree della città vengono assegnate alle potenze straniere (le cosiddette "concessioni") e qui si stabiliscono molti cittadini inglesi, americani e francesi - il più grande agglomerato straniero di tutta l'Asia, all'interno del quale si sviluppa anche una fiorente comunità ebraica. Il bombardamento e l'occupazione giapponese di Shanghai (1937) inizialmente non sembra toccare le comunità straniere, che anzi vedono molti architetti e ingegneri - anche ebrei - impegnati nella ricostruzione dei quartieri distrutti. Ma l'anno seguente, l'Anschluss e la Notte dei Cristalli provocano l'arrivo improvviso di circa ventimila ebrei, soprattutto austriaci e tedeschi, ma anche polacchi e russi. Nel giro di pochissimo l'intera zona internazionale si trasforma. Nascono ristoranti, locali, teatri, fiorisce la vita artistica, culturale e musicale. Nelle strade intorno a via Zhoushan si forma un "microclima" etnico, che trasforma la zona in una "piccola Vienna" ebraica. L'attacco di Pearl Harbor e l'alleanza con la Germania nazista inducono le autorità giapponesi a rinchiudere gli "apolidi" di Shanghai - cioè gli ebrei tedeschi e austriaci, privati della cittadinanza - nel quartiere-ghetto di Hongkou (1942). Ma a Hitler non basta. Una delegazione di Berlino, guidata dal "macellaio di Varsavia", Josef Meisinger, chiede all'alleato di imbarcare tutti gli ebrei su navi malandate e di affondarle in alto mare. Il governatore militare nipponico, dopo un incontro con gli anziani capi della comunità - intorno al quale gli aneddoti si sprecano - respinge la richiesta. La vita nel ghetto di Hongkou è durissima: si soffrono la fame, le malattie, il sovraffollamento. Ma gli ebrei di Shanghai scampano alla "soluzione finale". Il saggio, pur nella sua brevità, affronta due questioni storiografiche cruciali. La prima: perché le autorità e la popolazione di Shanghai, nelle difficili condizioni del 1938, hanno accettato di buon grado l'ingresso improvviso di circa ventimila immigrati ebrei? Perché costoro godevano di ottima reputazione, è la risposta: gli ebrei erano considerati intelligenti, benestanti e grandi lavoratori, poiché da quelle parti il virus antisemita non era presente. La seconda: per quale motivo i giapponesi si rifiutarono di assecondare il disegno genocidario del loro alleato? Innanzitutto, per il fatto che l'ideologia nazista, fondata sulla supremazia della "razza ariana", poteva esercitare scarso o nessun fascino sulla mentalità asiatica. Molto più concretamente, i giapponesi avevano pensato a un "Piano Fogu" (dal nome di un pesce prelibato ma velenoso) consistente nell'imprigionare 30.000 ebrei e poi chiedere un riscatto di cento milioni di dollari alla Comunità ebraica mondiale. II piano non fui mai attuato.

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