Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Polonia: nessuna restituzione agli eredi degli ebrei uccisi nella Shoah Commento di Maria Serena Natale
Testata: Corriere della Sera Data: 12 giugno 2018 Pagina: 21 Autore: Maria Serena Natale Titolo: «In Polonia l’iter infinito per (non) ridare i beni agli ebrei»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 12/06/2018, a pag. 21, con il titolo "In Polonia l’iter infinito per (non) ridare i beni agli ebrei", il commento di Maria Serena Natale.
Come scrive Maria Serena Natale, la Polonia fa di tutto per allungare all'infinito i tempi per la restituzione, comunque enormemente parziale, dei beni rubati dai nazisti agli ebrei e poi nazionalizzati dai sovietici e dal regime comunista.
Ecco il pezzo:
Maria Serena Natale
Ne discute dalla caduta del regime comunista nel 1989, ma finora la Polonia non ha sciolto il nodo delle restituzioni dei beni confiscati agli ebrei dai nazisti e poi nazionalizzati dai sovietici. L’ultimo disegno di legge, presentato dal governo nazional-conservatore nell’ottobre 2017, oggi è congelato, nel clima di scontro sul passato che ha diviso il Paese e creato tensioni con alleati storici come gli Stati Uniti. Lo scorso marzo, 59 senatori americani hanno inviato al premier Mateusz Morawiecki una lettera di protesta per la bozza di legge che «colpirebbe le vittime dell’Olocausto e i loro eredi». Già sotto osservazione della Commissione Ue per la riforma del sistema giudiziario, Varsavia è in attesa del parere della Corte Costituzionale su un’altra norma della discordia — la legge memoriale che prevede fino a tre anni di carcere per chiunque attribuisca alla nazione polacca responsabilità per i crimini del Terzo Reich.
Il governo fedele al leader carismatico Jaroslaw Kaczynski ha quindi sospeso l’iter per l’approvazione del testo sulle proprietà confiscate, che rischia di sollevare nuove accuse di revisionismo e accendere il pregiudizio antisemita. Il provvedimento, che colmerebbe un vuoto normativo unico nell’Unione europea, punta ad accelerare le procedure ma stabilisce requisiti molto rigidi per poter accedere alle compensazioni. Nello specifico, occorre essere cittadini polacchi, diretti discendenti delle famiglie espropriate — e anche dei proprietari originari dev’essere certificata la residenza nella Polonia pre-guerra. Le richieste dovranno essere presentate entro un anno dall’approvazione della legge, le compensazioni copriranno il 20% del valore delle proprietà reclamate (costo stimato delle coperture, tre miliardi di euro). Con 3,5 milioni di persone, prima del secondo conflitto mondiale la comunità ebraica polacca era la più grande d’Europa. Quasi nessuno dei 300 mila sopravvissuti tornò nel Paese. Abolita in epoca comunista, la proprietà privata sarebbe riemersa con la transizione alla democrazia e al libero mercato. Nella nuova corsa alla ricchezza e in assenza di regole chiare, le restituzioni dei beni nazionalizzati non sono mai decollate. Oggi, per le famiglie, l’obbligo di recuperare prove di storie spezzate.
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