Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il ghetto di Venezia secondo Rainer Maria Rilke Commento di Elena Loewenthal
Testata: La Stampa Data: 02 marzo 2018 Pagina: 27 Autore: Elena Loewenthal Titolo: «Rilke racconta il ghetto di Venezia»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 02/03/2018, a pag. 27 con il titolo "Rilke racconta il ghetto di Venezia" il commento di Elena Loewenthal.
Elena Loewenthal
La copertina (ed. Dehoniane)
«Il ghetto come piccola patria e il mondo intero, senza frontiere, come grande patria», scrive Riccardo Calimani nella sua nota di lettura a margine di un piccolo, grande gioiello firmato Rainer Maria Rilke e ora tradotto da Fabrizio Iodice per le Edizioni Dehoniane di Bologna con il corredo del testo originale tedesco: Una scena dal ghetto di Venezia.
È il ghetto per antonomasia, dove nel 1516 il Senato veneziano decretò che andavano concentrati tutti gli ebrei della città: un luogo fisico ma prima ancora mentale. Protagonista di una storia lunga e spesso tragica, eppure carico di fascino, di nostalgie vicine e lontane. Sono quelli che Calimani definisce per l’appunto «gli aspetti paradossali di questa dicotomia inestinguibile». Perché nel ghetto di Venezia abita da sempre un magico equilibrio in cui forza centrifuga e forza centripeta si neutralizzano a vicenda ed è come se il tempo stesse fermo lì in mezzo, in quel Campo di Ghetto Nuovo che è la seconda piazza della città per estensione, eppure è chiusa tra le mura del quartiere, dietro cancelli che un tempo venivano sprangati.
Rilke si fa guidare dentro il ghetto, dove scopre una storia piena di poesia e dolcezza. Dapprima ce lo descrive per quel che vede e sente, ma poco dopo, «appena si fa buio», la storia cala nel tempo per andare a trovare una fanciulla di nome Ester che è buona e bella come in ogni fiaba che si rispetti, e vive con un vecchio nonno che amorevolmente accudisce. Assieme a Ester c’è un nobile veneziano che si chiama Marcantonio ma non lo è di fatto. Ma il vero protagonista è il mare, che anche se abita Venezia come vene di un corpo, in fondo dalla città appare più lontano che mai, fors’anche irraggiungibile. Se è vero che Rilke non chiama neanche «racconto» bensì «scena» queste pagine, lo è non meno la loro capacità di trattenere il lettore. Sono davvero belle. Il corredo del testo originale aiuta a orientarsi nel ghetto chi padroneggia la lingua tedesca, mentre la nota finale di Calimani è un excursus nella storia di un luogo unico e della sua famiglia, che qui è di casa da molto tempo.
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