Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Allah ama l'eguaglianza, ma da quando? Il coraggio delle battagliere donne musulmane che non ci credono
Testata: Il Foglio Data: 17 febbraio 2018 Pagina: 3 Autore: Editoriale Titolo: «MeToo in moschea»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 17/02/2018, a pag.3, l'editoriale con il titolo"#MeToo in moschea". Come alcune musulmane liberali cercano di scardinare, dall’interno, il gorgo di sottomissione e odio che tiene su l’islam fanatico.
Qualche mese fa, Roberto Saviano, Cecilia Strada e altri corifei del salotto buono hanno alzato un cartello con scritto “Al - lah loves quality”. Una esibizione di virtuosismo a costo zero, visto che le minoranze sessuali e le donne sono trattate come meno di esseri umani nel mondo islamico. Lanciando l’hashtag #MosqueMeToo, una attivista musulmana adesso vuole gettare luce sugli abusi sessuali sperimentati dalle donne durante l’hajj, l’annuale pellegrinaggio islamico alla Mecca e in altri spazi religiosi come le moschee. La femminista egiziana americana Mona Eltahawy ha spiegato che, da quando ha preso a denunciare le violenze, le donne musulmane le hanno detto di stare zitta e che “avrebbe fatto apparire cattivi i musulmani”. Qualcosa di simile si è messo in moto sul caso Tariq Ramadan, il predicatore svizzero agli arresti in Francia per una serie di denunce per stupro. Le sue presunte vittime sono state irrise, minacciate di morte e demonizzate sui social. “Islamofobe”, “puttane sioniste”, e altri simpatici epiteti. Peccato che le vittime di Tariq sono tutte musulmane, come è musulmana Eltahawy. Ed è musulmana Seyran Ates, la donna e imam tedesca che ha creato la Ibn-Rushd-Goethe, la prima “moschea liberale” in Europa, aperta a donne senza veli, omosessuali, atei, sufi, i reietti che l’islam fondamentalista vuole mettere a tacere o, peggio, a morte. Ecco, anziché lanciare vuoti slogan a uso e consumo del proprio salottino progressista, non sarebbe male se i benpensanti, che hanno una pesante responsabilità nel formare l’opinione pubblica, facessero proprie le battaglie di Eltahawi, Ates e altre musulmane liberali. Le sole che possono scardinare, dall’interno, il gorgo di sottomissione e odio che tiene su l’islam radicale.
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