Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Innamorarsi a Tel Aviv, la città in cui tutto è possibile Commento di Elena Loewenthal
Testata: La Stampa Data: 08 febbraio 2018 Pagina: 4 Autore: Elena Loewenthal Titolo: «Com'è facile innamorarsi a Tel Aviv la città che non dorme mai»
Riprendiamo dalla STAMPA - ORIGAMI di oggi, 08/02/2018, a pag. 4 con il titolo "Com'è facile innamorarsi a Tel Aviv la città che non dorme mai" il commento di Elena Loewenthal.
Elena Loewenthal
Il Gay Pride a Tel Aviv
Se è "la città che non dorme mai" un motivo ci sarà pure. Ed è proprio così: a Tel Aviv c'è vita in ogni momento del giorno e della notte. Una vita che non si ferma davvero neanche un istante, sempre in movimento - non frenetico ma spensierato. Non è come le grandi metropoli occidentali, da Londra a New York, che non stanno mai ferme perché li si lavora sempre. A Tel Aviv ci si muove perché si ama la vita. Potrà sembrare strano e financo improbabile, detto di una città che si trova in una zona "critica" del mondo. E invece non è affatto così Tel Aviv è una città che si gode la vita e dove la vita non è mai monotona perché c è sempre qualcosa da fare, qualcosa di nuovo da vedere. Sarà anche perché è una città giovane (quasi) quanto i suoi abitanti: se l'età media qui si aggira intorno ai venticinque anni, lei con il suo nome che significa "collina della primavera" di anni ne ha poco più di cento - un'inezia di tempo, per una città. Sarà anche per via del clima, che per gran parte dell'anno regala una specie di lunga e radiosa primavera (basta non cascare nelle due settimane in cui arriva un inverno tumultuoso di piovaschi e fulmini, o nella torrida estate). Sta di fatto che a Tel Aviv innamorarsi è facile, e stare innamorati lo è ancora di più. Non perché sia una città romantica, ma perché è un posto frizzante di luce, odori, voci. E ci si mette pure il mare con la spiaggia di sabbia impalpabile, dove si va quasi tutto l'anno. E fra spiaggia, viali ombreggiati da enormi ficus, locali di tendenza che spuntano come funghi, è così facile incontrarsi, fare nuove conoscenze. E incontrare per caso quelle vecchie, perché la città è piccola e si gira tutta facilmente a piedi o in bicicletta - o ancor meglio, con tutto un vasto assortimento di mezzi di locomozione creativi che vanno dal monopattino a motore al segway allo skateboard luminoso.
Insomma, Tel Aviv è un crocevia di gente dove è facile trovare quello che cerchi, in fatto di umanità. E trovare magari anche se non cerchi. E c'è anche tanta di quella libertà che in amore è indispensabile, almeno per un primo slancio. Dopo, si sa, l'amore ha le sue regole... Tel Aviv è una città che ha fatto della libertà la propria bandiera. Innanzitutto la libertà di vestirsi senza canoni, con conseguenze d'ogni sorta: dal manager d'alto profilo che si presenta in riunione con infradito e t-shirt alla graphic designer che non lascia nulla al caso. Ma c'è soprattutto la libertà di amare chi e come ti pare: Tel Aviv non è soltanto la città più gay friendly del mondo, è anche straordinariamente aperta. Non che sia incapace di stupirsi per le accoppiate più strane e improbabili, certo che no. Ma lo fa con garbo, con il sorriso, sempre pronta ad accogliere. Se ti ami a Tel Aviv, in tutte le possibili combinazioni di sesso, numero, colore, nessuno storce il naso. Basta girare a piedi per il centro, magari percorrendo viale Rothschild in direzione del mare, dalla piazza della Bimah (il teatro nazionale) e della Filarmonica, giù verso Neve Tzedek con le sue stradine piene di negozi, locali e atmosfere francesi - il quartiere è stato "colonizzato" dalla recente ondata di immigrazione. Viale Rothschild è stata la prima strada di Tel Aviv, è un concentrato di storia e ideali sionisti, ma oggi è soprattutto un luogo dove si passa, ci si incontra, ci si ferma sulle panchine sotto gli alberi, si mangia a qualunque ora del giorno e della notte. E nonostante sia la prima strada che tagliò la città nella sabbia un giorno d'aprile del 1909, qui tutto è così giovane. Le facce, i locali con i loro dehors - si mangia e si beve fuori quasi tutto l'anno - le occasioni d'incontro. Basta guardarsi intorno, per vedere gli effetti di tali occasioni: nel suo piccolo, la città è uno straordinario melting pot composto da un'umanità di tutti i possibili colori del mondo - bianchi, neri, gialli, biondi, rossi e bruni. E le lingue: tutti parlano inglese, ma tutti parlano anche tante altre lingue e, come sempre succede, parlando lingue diverse in fondo ci si capisce meglio. Soprattutto in amore. Innamorarsi a Tel Aviv, insomma, è una cosa tremendamente facile. Come bere un bicchier d'acqua o quasi. Qui non c'è bisogno di app o piattaforme digitali, per fare incontrare i corpi e le anime: basta abitarla, viverla nella sua realtà quotidiana E tutto (o quasi) quel che deve capitare, capita.
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