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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
29.01.2018 Iran: ecco perché non c'è speranza per rivolte o riforme
Commento di Tommaso Alberini tratto dall'Atlantic

Testata: Il Foglio
Data: 29 gennaio 2018
Pagina: 2
Autore: Tommaso Alberini
Titolo: «In medio oriente le rivolte finiscono male»

Riprendiamo dal FOGLIO dedi oggi, 29/01/2018, a pag.II, con il titolo "In medio oriente le rivolte finiscono male", il commento di Tommaso Alberini tratto dall'Atlantic.

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Una manifestazione di dissidenti iraniani

I movimenti di protesta, nel medio oriente, vengono repressi con violenza e raramente finiscono bene”, ha scritto l’analista Karim Sadjadpour sull’Atlantic. “Anche quando le proteste ‘hanno successo’ nel deporre un autocrate, raramente riescono a porre fine all’autocrazia. In Iran gli ostacoli al successo sono scoraggianti. Mentre gran parte dei paesi mediorientali sono governati da autocrati laici impegnati a reprimere sopratutto l’opposizione islamista, in Iran c’è un’autocrazia islamista impegnata a reprimere l’opposizione laica. Questo gruppo di cittadini dinamico, disarmato, disorganizzato e senza guida, in cerca di dignità economica e pluralismo, che si oppone alla rapace teocrazia di governo, armata fino ai denti, ben organizzata e in cerca di martiri, non è una ricetta per il successo. E tuttavia, nonostante le premesse sfavorevoli, le proteste antigovernative dell’Iran stanno spuntando come funghi – seppure su una scala molto inferiore rispetto alle rivolte del 2009 – e sono senza precedenti per la loro intensità e diffusione geografica. Sono cominciate il 28 dicembre a Mashhad, una città di pellegrinaggio sciita spesso considerata una roccaforte del regime, con i protestanti che cantavano slogan come ‘lasciate in pace la Siria, pensate a noi’. Presto si sono espansi a Qom, la città più sacra dell’Iran, dove i protestanti hanno espresso nostalgia per Reza Shah, l’autocrate modernizzatore del Ventesimo secolo che aveva represso il clero senza pietà. Si sono poi espansi alle città provinciali, con migliaia a cantare ‘non vogliamo una repubblica islamica’ a Najafabad, ‘a morte le guardie rivoluzionarie’ a Rasht e ‘a morte il dittatore’ a Khoramabad. Da allora si sono espansi a Teheran, e sono stati arrestati in centinaia, stando alla Bbc che ha citato fonti ufficiali iraniane. Che cosa abbia causato le proteste è oggetto di dibattito: sembra che inizialmente siano state incoraggiate da gruppi estremisti per imbarazzare il presidente Hassan Rouhani, ma quel che le ha alimentate sono le questioni alla base di tutti i gruppi di opposizione governativa: l’aumento del costo della vita, la corruzione endemica, le frodi, la malagestione dello Stato. In Iran si aggiunge a questo cocktail amaro la repressione politica e sociale, il tutto mescolato sul piedistallo morale della teocrazia islamista. (…) I leader americani, allora, che cosa possono fare? Un suggerimento concreto è quello di chiarire che le aziende e i paesi in giro per il mondo che si rendono complici dell’apparato repressivo iraniano, incluso chiunque gli fornisca le tecnologie di censura, verranno censurati dagli Stati Uniti. L’America dovrebbe anche mobilitare i suoi partner globali che intrattengono rapporti di collaborazione con l’Iran – inclusa l’Europa il Giappone, la Corea del sud e l’India – affinché aggiungano le proprie voci di preoccupazione e condanna per la repressione di Teheran. Federica Mogherini, capo della politica estera europea, è rimasta in silenzio sotto gli occhi di tutti”.

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