Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Sderot: la città sotto il fuoco di Hamas dove la vita è impossibile Commento di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 11 dicembre 2017 Pagina: 13 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Tra la gente terrorizzata di Sderot dove piovono i missili di Hamas»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 11/12/2017, a pag. 13, con il titolo "Tra la gente terrorizzata di Sderot dove piovono i missili di Hamas", l'analisi di Giordano Stabile.
Giordano Stabile
Ci sono ancora i segni dell’impatto, fra l’asfalto e il bordo del marciapiede, il paraurti e le gomme di un’auto crivellati dalle schegge. Dall’altro lato della strada c’è la casa a due piani, con un giardinetto davanti, di Shay e Maia, una coppia sulla trentina con due figli di uno e due anni. Al piano di sopra si vede ancora il vetro sfondato di una finestra. Le schegge sono arrivate fin lì, a trenta metri di distanza. «Abbiamo sentito un botto tremendo - racconta Shay, operaio in una ditta che produce candele -. La casa tremava, per un momento ho pensato che il razzo l’avesse colpita». Shay è in tuta da ginnastica e pantofole, in una tranquilla domenica mattina, che sembra lontana secoli dalla terribile notte di venerdì. «Sderot è così - conferma -. Calma e silenziosa. Ma quando cominciano gli scontri, non si vive più». Il confine con Gaza dista appena tre chilometri e Sderot è la città in prima linea sul fronte Sud di Israele: 15 morti, e decine di feriti negli ultimi quindici anni. Dalla Striscia piovono colpi di mortaio e missili a ogni guerra o quando ci sono momenti di tensione, come questo scatenato dalla decisione di Donald Trump su Gerusalemme.
Un missile di Hamas lanciato su Sderot
Venerdì «le sirene hanno cominciato a suonare alle sei», continua la moglie Maia, anche lei in tenuta casalinga, con le ciabatte infradito in una giornata sui venti gradi. «Abbiamo deciso di mettere i bambini nella stanza di sicurezza, ed è stata la loro salvezza». La stanza, nove metri quadrati, ha la porta e l’unica finestra blindate, i muri in cemento armato ed è piena di giocattoli, compreso il cavallino preferito dal figlioletto. Ed è pure insonorizzata, perché il papà la usa come stanza di registrazione. «Così quando alle dieci è arrivato il razzo - spiega Maia - i bambini non hanno sentito nulla, non si sono neppure svegliati». Sorride, ma è scossa. Quando è arrivata l’autoambulanza, rivela il marito, volevano ricoverarla perché era sotto choc. Quei minuti sono stati di panico. «Maia voleva portare i bambini a casa della madre, ha aperto la porta e siamo stati sommersi dal fumo, c’era il razzo in fiamme davanti alle case, le auto danneggiate».
Maia, anche se non lo dice, soffre di sindrome post-traumatica, come in migliaia a Sderot. «Non ci sono soltanto i feriti, i morti - conferma il sindaco Alon Davidi, un alleato di ferro del premier Benjamin Netanyahu -: ci sono anche i bambini che a ogni nuovo bombardamento stanno male. Per questo mandiamo subito un’ambulanza con lo psicologo». David ha sette figli e due soffrono di Ptsd. «Ma non è questo che ci fermerà: Sderot continua a crescere, siamo arrivati a 27 mila abitanti, fra nascite e arrivi la popolazione aumenta di mille persone ogni anno, abbiamo costruito duemila nuovi appartamenti. Attiriamo, nonostante le bombe». Come «Bibi», il sindaco ha parole di amore per Trump e approva in pieno la sua scelta. «Non credo che ci sarà una Terza Intifada, Gaza è uno Stato terrorista: devono capire che se attaccano fanno più male a loro stessi che a noi, rendono la loro vita miserabile. Che spendano i soldi che arrivano dalla Ue per costruire scuole e ospedali, non per comprare armi».
David ostenta ottimismo ma i segni della «guerra a bassa intensità» sono ovunque. A ogni fermata dell’autobus ci sono mini rifugi a prova di razzo, il mercato ha una copertura corazzata, gli abitanti seguono corsi per imparare a mettersi al riparo «entro quindici secondi» quando suonano le sirene. «Il pericolo vero però - spiega una signora, Layla alla fermata - è quando senti il fischio del proiettile: vuol dire che è vicino e non ti resta che buttarti a terra». Layla però non andrà via: «Ormai anche Tel Aviv e Gerusalemme sono a portata di tiro, cosa cambia?».
Ieri a Gerusalemme è tornata a salire la tensione. Una guardia di sicurezza è stata accoltellata; l’aggressore, un palestinese di 24 anni, ferito e arrestato. Nelle proteste nei Territori il numero dei feriti ha superato i 1250. La Terza Intifada non è scoppiata ma si respira aria d’assedio. E Israele teme di diventare come Sderot.
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