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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.11.2017 Guido Olimpio: era credibile, ora non lo è più
Guido Olimpio si schiera con Houti e Iran in Medio Oriente

Testata: Corriere della Sera
Data: 09 novembre 2017
Pagina: 32
Autore: Guido Olimpio
Titolo: «Lo Yemen che muore nella morsa fatale di sauditi e iraniani»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 09/11/2017, a pag. 32, con il titolo "Lo Yemen che muore nella morsa fatale di sauditi e iraniani", il commento di Guido Olimpio.

Abbiamo spesso ripreso su IC cronache e commenti di Guido Olimpio, di solito corretti e non schierati. Il commento di oggi è invece un endorsement alla politica espansionistica dell'Iran e dei suoi alleati sciiti in Medio Oriente. Lo Yemen è un Paese ormai in preda alle bande di ribelli sciiti Houthi, appoggiati e finanziati da Teheran, che si conferma il principale motivo di instabilità dell'intera regione. Che sarà successo a Guido Olimpio?

Ecco l'articolo: 

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Guido Olimpio

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Il rischio di conflitto in Corea, la crisi siriana e altri focolai che provocano ondate migratorie. Molti fronti che rischiano di far dimenticare una guerra feroce, ogni giorno più grave: quella nello Yemen. I sauditi, impegnati nella lotta contro gli insorti sciiti Houti, hanno deciso di bloccare qualsiasi accesso al Paese. Mossa che potrebbe aver ripercussioni umanitarie devastanti in un Paese dove già c'è poco. Povertà, condizioni sanitarie, distruzioni, vittime di bombardamenti rappresentano un bilancio oneroso per una popolazione stremata.

 

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Un missile colpisce una città yemenita

A questa dimensione se ne aggiunge una seconda. Il principe ereditario saudita Mohammed, oltre a scatenare la grande epurazione interna con l'arresto di decine di personalità, ha rialzato i toni sul confronto dello Yemen. Ed ha rinnovato gli attacchi contro l'Iran, accusato di armare i ribelli fornendo loro missili terra-terra utilizzati contro target in Arabia Saudita: rappresenta una minaccia, ha detto facendo intendere quali siano le priorità. Una tesi condivisa anche dagli Stati Uniti che, ieri, hanno sottolineato le responsabilità di Teheran. I due partner parlano con una sola voce, paiono coordinare le posizioni in vista di nuove strategie di contenimento. Il punto è abbastanza chiaro. Sembra una storia remota, esistono dossier che premono di più, ma c'è la possibilità che il fronte yemenita si saldi ad altri. Washington, Gerusalemme e Riad (con il seguito degli alleati regionali) vedono le mosse iraniane come parte di un disegno ampio, temono la nascita di un corridoio che dalle sponde del Golfo possa arrivare, un giorno, fino al Mediterraneo. E lo immaginano aperto dalle milizie sciite sostenute dagli ayatollah, le stesse che agiscono da tempo in Siria e in Iraq. Ecco che le sofferenze yemenite diventano all'improvviso molto vicine e per questo è un errore non occuparsene.

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