Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iran contro Kurdistan: una tragedia ignorata dall'Occidente Cronaca di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 21 ottobre 2017 Pagina: 15 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Iraq, milizie sciite contro i peshmerga. Dopo l'Isis l'incubo è la guerra civile»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 21/10/2017, con il titolo "Iraq, milizie sciite contro i peshmerga. Dopo l'Isis l'incubo è la guerra civile", l'analisi di Giordano Stabile.
Giordano Stabile Il sogno si allontana, l'Occidente tace
Missili anti-tank europei contro i carri armati e i blindati di fabbricazione americana. La battaglia fra i Peshmerga curdi e le milizie sciite irachene si è combattuta con armi occidentali, e tra forze addestrate dalla Nato per sconfiggere l’Isis. Quello che si temeva, che una volta spazzato via lo Stato islamico scoppiasse l’ennesima guerra civile in Iraq, si è verificato. Ieri all’alba una colonna corazzata irachena, composta quasi esclusivamente dalle Hashd al-Shaabi, le Forze di mobilitazione popolare che rispondono ai leader sciiti iracheni, e iraniani, si è mossa da Kirkuk, lungo l’autostrada che conduce a Erbil. A Pirde, conosciuta anche con il nome di Altun Kupri, si è scontrata con i Peshmerga inviati dal governo regionale curdo a fermare l’avanzata. Pirde si trova al confine fra le province di Erbil e Kirkuk. L’offensiva faceva parte delle operazioni cominciate lunedì dal governo iracheno per recuperare tutti i territori passati sotto il controllo curdo dopo il giugno del 2014, quando l’esercito federale si era liquefatto di fronte all’avanzata dell’Isis. Ma Erbil teme che Baghdad, e soprattutto i miliziani sciiti, non vogliano fermarsi lì e puntino a occupare tutto il Kurdistan. Lo scontro è stato durissimo. I missili anti-tank «Milan» dei Peshmerga hanno colpito almeno un carro armato e numerosi blindati. Le perdite fra le forze sciite sono alte. Ieri sera Pirde era però nella mani dell’esercito federale iracheno, più defilato, mentre le milizie sciite fronteggiavano i Peshmerga a circa due chilometri dalla cittadina. Secondo fonti di Baghdad, il premier Haider al-Abadi, pure lui sciita, avrebbe dato ordine di «punire i ribelli» curdi ma non ci sono conferme ufficiali e sarebbero in corso contatti fra la capitale ed Erbil per risolvere la questione «con il dialogo e secondo la Costituzione». Quello che è certo è che dalle zone tornate sotto il controllo del governo iracheno i curdi stanno scappando in massa. Il governatore di Erbil, Nawzad Hadi, ha precisato che 18 mila famiglie fuggite da Kirkuk e Tuz Khurmato sono state accolte in città, ma i profughi in totale sarebbero oltre 100 mila. A Khanaqin, vicino al confine con l’Iran, milizie e polizia federale hanno sparato sulla folla che protestava, c’è stato almeno un morto e sei feriti. Human Rights Watch ha invece notizie di cinque morti a Tuz Khurmato. L’operazione lanciata da Al-Abadi sembra stia sfuggendo dalle mani del premier. Il problema è strutturale. L’esercito conta su un numero limitato di divisioni in grado di combattere, le stesse che hanno strappato Mosul all’Isis: le tre del Controterrorismo, la Nona corazzata, la Sedicesima. Due sono state utilizzate nell’offensiva contro i curdi ma il grosso delle forze è formato da milizie, in particolare quelle guidate da leader sciiti che rispondono a Teheran, come Abu Mahdi al-Muhandis, esiliato in Iran ai tempi di Saddam Hussein. A Kirkuk e Tuz Khurmato sono state osservate le formazioni Asaid Ahl al-Haq, Al-Badr, Kataib Imam Ali, che agiscono lungo le direttive di Qassem Suleimani, capo del servizio «estero» dei Pasdaran. La «mano iraniana» ha agito in piena luce del sole. Suleimani è andato una settimana fa a Suleymanya, la seconda città del Kurdistan, a convincere il partito Puk, rivale del Kdp del presidente Massoud Barzani, a passare dalla parte di Baghdad e dell’Iran. Il Puk controlla quasi metà dei Peshmerga ed era in maggioranza a Kirkuk. Per questo la città è caduta quasi senza combattere. Ma ora le forze irachene devono fronteggiare i Peshmerga del Kdp, se vogliono avanzare verso Erbil. Al-Abadi ha detto che vuole riportare il Kurdistan nei confini del 2003, quelli della Regione autonoma. Ma non è detto che i miliziani alleati dell’Iran si accontentino. Potrebbe esserci una spaccatura all’interno del governo di Baghdad, anche perché Al-Abadi non ha inviato le milizie sciite che invece rispondono a lui e al Grande ayatollah iracheno Ali Sistani, soprattutto la Firqat al-Abbas. È quello che sperano i curdi, a loro volta spaccati in due, e molto indeboliti. Il presidente Barzani non è più comparso in pubblico. Il Puk e il terzo partito curdo, il Gorran, di fatto non lo riconoscono più come leader e trattano per conto loro con Baghdad. Il Puk ha piazzato un suo dirigente, Rizgar Ali, come nuovo governatore di Kirkuk.
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