Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Lo Stato Islamico del Califfo attacca i russi in Siria Analisi di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 30 settembre 2017 Pagina: 18 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Il califfo riprende forza. Attacco ai russi in Siria»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 30/09/2017, a pag.18 con il titolo " Il califfo riprende forza. Attacco ai russi in Siria "l'analisi di Giordano Stabile.
Giordano Stabile
Beirut- Abu Bakr a-Baghdadi è vivo e lancia le sue forze residue a caccia dei militari russi che guidano l'offensiva contro di lui nel deserto siriano. E una battaglia per la sopravvivenza negli ultimi lembi di califfato ma il leader dell'Isis non sembra aver perso la volontà di ricostruire l'impero islamica Il messaggio audio diffuso mercoledi traccia le linee che dovranno seguire i «mujaheddin» per tenere in vita la sfida al mondo e sfruttare le opportunità che ancora si aprono negli Stati falliti, a cominciare dalla Libia, dove i reduci della battaglia di Sirte sono già riusciti a ricostruire un «esercito» forte di tre brigate. Mentre gli islamisti sul Web ascoltavano le parole del capo, sfuggito quindi al raid dell'aviazione di Mosca che pensava di averlo ucciso il 28 maggio, i suoi «inghimasin», «quelli che si immergono dietro le linee nemiche», tendevano un agguato a una colonna di pullman che riportava le truppe siriane dal fronte di Deir ez-Zour verso le retrovie, sulla strada per Palmira. Poco dopo gli islamisti rivendicavano l'uccisione di "ottanta soldati" e la cattura di due consiglieri russi. Sui siti jihadisti circolavano foto dei mezzi pieni di cadaveri, ma non dei presunti prigionieri. In ogni caso, un colpo duro alle forze di Assad. Ieri per tutto il giorno gli account Twitter filo-governativi hanno lanciato l'allarme sui «pullman di soldati spariti nel deserto» e Damasco è stata costretta a dirottare la sua unità d'élite, le «Tigri», dalla zona di Hama verso Est, per ristabilire la situazione a Deir ez-Zour. Dopo il collasso fra metà agosto e metà settembre l'Isis sembra aver riacquisito la capacità di manovra. Le battaglie nelle ultime città lungo l'Eufrate si annunciano molto dure, anche per la Russia, che ha perso non solo tre alti ufficiali in una settimana ma pure, hanno rivelato gli stessi siriani, l'effettivo comandante del V Corpo d'assalto, protagonista delle vittorie estive, quel generale Valery Asapov ucciso sabato a colpi di mortaio. Come AI-Baghdadi, l'Isis non si può mai dare per morto. 0ltre alla controffensiva nel deserto siriano, i mujaheddin hanno messo a segno un assalto a sorpresa contro i curdi, questa volta a Nord di Deir ez-Zour, e stoppato, per ora, la loro marcia verso il giacimento petrolifero Al-Omar, il più grande della Siria. E anche in Iraq, a Ramadi, i jihadisti hanno già ricreato un santuario, nel sobborgo meridionale di Al-Majar. Ma è in Libia dove l'operazione «ritirarsi nel deserto e rinascere dalle ceneri», come aveva annunciato un anno e mezzo fa il defunto portavoce Mohammed al-Adnani, è più avanti. L'investigatore capo di Tripoli, Sadiq AlSour, ha messo le mani su documenti recuperati in un'operazione contro i terroristi condotta da milizie addestrate alla lotta antiIsis. Già durante la battaglia di Sirte, nel 2016, lo Stato islamico è riuscito a fare uscire centinaia di jihadisti dalla città assediata per poi ricreare un'armata forte di tre «brigate». Il comandante è Al-Mahdi Salem Dangou, nome di battaglia Abu Barakat. I combattenti sono stimati in 2-3 mila, la maggior parte da Tunisia, Algeria, Egitto e Sudan. I jihadisti si sono concentrati prima ad Adjabiyah, poi hanno creato basi e campi di addestramento alle spalle di Sirte. Tanto che gli Usa sono stati costretti a lanciare due raid aerei in una settimana per frenarne l'aggressività.
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