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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
18.09.2017 Il prossimo Giro d'Italia in Israele nel nome di Gino Bartali
Commento di Paolo Tomaselli

Testata: Corriere della Sera
Data: 18 settembre 2017
Pagina: 51
Autore: Paolo Tomaselli
Titolo: «Nel nome di Bartali, il 'postino' di guerra porta il Giro in Israele»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/09/2017, a pag. 51, con il titolo "Nel nome di Bartali, il 'postino' di guerra porta il Giro in Israele", la cronaca di Paolo Tomaselli.

Ecco l'articolo:
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Paolo Tomaselli

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Gino Bartali

È questo nome qui — Gino Bartali — il seme da cui è nata l’ispirazione per questa avventura. Sono undici lettere scolpite nella pietra, in cima alla seconda colonna dedicata agli italiani, nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme. Non c’è più Andrea, il figlio di Ginettaccio, a mostrarlo con orgoglio. Ma ci sarà la nipote Gioia, figlia di Andrea e ci sono italiani e israeliani uniti in un progetto da pionieri, che oggi prenderà ufficialmente forma, alla presenza dei ministri dello Sport e del Turismo di Italia ed Israele e di due grandi ex vincitori della maglia rosa, come Alberto Contador e Ivan Basso: la partenza del Giro d’Italia 2018 da Israele sarà la prima volta in assoluto fuori dall’Europa per una grande corsa a tappe, ma al di là delle statistiche, sarà soprattutto un veicolo unico per un messaggio di normalità e convivenza in nome della bicicletta. Un po’ come quello del «postino» Bartali, riconosciuto nel 2013 come «Giusto tra le Nazioni» per aver contribuito a salvare diverse centinaia di ebrei italiani dalla deportazione nei campi di concentramento. Il campione di Ponte a Ema, che aveva già vinto il Giro e il Tour prima della seconda guerra mondiale, accettò subito la proposta del cardinale Elia Dalla Costa, a sua volta ricordato nel Giardino dei Giusti, di far parte di una rete segreta. Alla quale mancava un «messaggero» che recapitasse i documenti falsi in grado di salvare gli ebrei, altrimenti destinati alla deportazione nei campi di concentramento. Bartali si prese il rischio, nascose i documenti nel telaio della sua bicicletta da corsa e pedalò a testa alta per salvare tante vite. Non solo: nascose anche alcune persone nella cantina di una casa di sua proprietà: proprio la testimonianza di un bambino di allora, Giorgio Goldenberg, raccolta dal giornalista fiorentino Adam Smulevich, si è rivelata decisiva per il riconoscimento ufficiale. «Non voglio essere ricordato come un eroe — si schermiva Gino —. Andare in bicicletta era il mio mestiere e lo dovevo fare: l’ho messo a disposizione di chi in quel momento aveva bisogno». Se il Giro in Israele ha bisogno di un padre nobile, non può che essere proprio Bartali: «Sì la sua figura sovrasta tutto questo progetto — spiega Mauro Vegni, direttore della corsa rosa —. Tanto è vero che il comitato organizzatore ha voluto che fossero presenti i famigliari di Gino alla presentazione della partenza, per tutto quello che ha fatto per la popolazione ebraica. Bartali è una persona molto legata al loro cuore e sarà ricordato anche durante la corsa». Daniel Benaim, Ceo e fondatore del Comtec Group che sta organizzando la partenza da Israele, si illumina quando parla del grande toscano: «È una leggenda. E le sue azioni hanno salvato la vita di centinaia di persone. Onoreremo la sua memoria e ne celebreremo la grandezza». Non sempre in Italia è stato così. Ma questo Giro storico nasce proprio per questo: per fare da ponte e da incrocio tra storie e mondi e lontani che si incontrano. In bicicletta.

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