Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Censura cinese in GB: La Cambridge U.P. ci ripensa Cronaca di Marco Del Corona
Testata: Corriere della Sera Data: 23 agosto 2017 Pagina: 41 Autore: Marco Del Corona Titolo: «Cambridge ci ha ripensato: di nuovo sul webgli articoli che la Cina voleva censurati»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 23/08/2017, a pag.41, con il titolo "Cambridge ci ha ripensato: di nuovo sul webgli articoli che la Cina voleva censurati" la cronaca di Marco Del Corona.
Marco Del Corona
Contrordine. La Cambridge University Press (Cup) è tornata sulla decisione di accogliere l’invito delle autorità cinesi perché il sito web in Cina del «China Quarterly Journal» ritirasse 315 articoli di argomento «sensibile». La casa editrice, infatti, aveva deciso di non rendere disponibili sul web i testi come «misura temporanea» in attesa di discutere la materia a Pechino. Un comunicato di 15 righe della casa editrice informa della nuova linea, in nome «della libertà accademica su cui si basa il lavoro dell’università». Dunque, avanti con gli articoli che dispiacciono al governo cinese, a causa di temi intorno ai quali il dibattito pubblico è bandito: gli aspetti controversi della Rivoluzione culturale (argomento lecito solo finché non viene messo in discussione il ruolo del Partito comunista), la Tienanmen (1989), il Tibet e le minoranze etniche. La censura in un primo momento accettata dalla Cup aveva provocato una petizione di condanna da parte di sinologi di tutto il mondo, mentre il «Global Times» — quotidiano edito dal gruppo del «Quotidiano del popolo» — invitava chi non fosse contento della «via cinese» a lasciare il Paese. Lunedì, peraltro, a un’altra rivista che fa capo alla Cup, il «Journal of Asian Studies», era giuna da Pechino la richiesta di bloccare in Cina un centinaio di articoli «sensibili».
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