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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
19.08.2017 Il terrorismo islamico è guerra di conquista
Editoriale del Foglio

Testata: Il Foglio
Data: 19 agosto 2017
Pagina: 3
Autore: la redazione del Foglio
Titolo: «I confini del nostro terrore»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 19/08/2017, a pag. 3, l'editoriale "I confini del nostro terrore".

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Che a Wuppertal, Nord-Reno Vestfalia, si sia trattato solo di una rissa al coltello, potrebbe anche essere. Ma alzi la mano chi non ha dovuto googlare per scoprire che Turku, dove ieri uno o più islamisti che urlavano “Allahu Akbar” e hanno accoltellato varie persone nella piazza del mercato (uno o due morti) è la quinta città finlandese con una grande enclave svedese, duecentomila abitanti e industrie. Europa insomma, occidente insomma. Qualcosa che ci riguarda, che dovremmo difendere, se soltanto riuscissimo ancora a capire la parola confine: la definizione di uno spazio che è fisico e perciò culturale, sociale. Abbiamo letto, o noi stessi pensato, nei commenti del giorno dopo, un sacco di cose normali e banali su Barcellona: che è un simbolo del nostro stile di vita e la colpiscono per questo; che è la città di Vázquez Montalbán e di un periodo-Picasso, qualcuno s’è spinto a Gaudí.

Ma è banale, appunto: non l’hanno colpita “simbolicamente” per questo. Ma semplicemente, terribilmente, perché è dentro ai nostri confini. E’ ora di cominciare a pensare che la guerra jihadista in corso – asimmetrica finché si vuole – è una guerra d’invasione. Nella rassegna stampa internazionale del Foglio che troverete in edicola lunedì c’è la segnalazione di un saggio pubblicato dal centro studi e ricerca Gatestone Institute di New York nell’ottobre scorso, che spiegava nel dettaglio le modalità, i contenuti e l’intensificazione della propaganda islamista contro la Spagna (“L’Andalusia è nostra, la riprenderemo”). Andalusia, cioè Spagna: “Negli ultimi mesi, lo Stato islamico e altri gruppi jihadisti hanno prodotto video e documenti che esortano i musulmani a riconquistare al Andalus”. Al Andalus è il paradiso perduto dove la Spagna della Reconquista ha torturato i musulmani e li ha bruciati vivi. Pertanto, “la Spagna è uno stato criminale che usurpa la nostra terra”. La rivogliono indietro. Punto e basta. Quanti altri luoghi “simbolo” del nostro stile di vita da #prayfor dovremo andare a cercare su Googlemaps, o nei ricordi delle nostre vacanze, prima di capire che c’è un mondo che è il nostro, che non è contendibile, che va difeso con le leggi, la forza e, se avanza tempo, con la cultura?

Per inviare la propria opinione al Foglio, telefonare 06/589090, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@ilfoglio.it

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