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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
26.07.2017 Il Sultano turco chiama i musulmani a 'proteggere' Gerusalemme
Editoriale del Foglio

Testata: Il Foglio
Data: 26 luglio 2017
Pagina: 3
Autore: Editoriale del Foglio
Titolo: «Erdogan contro Israele»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 27/07/2017, a pag.3, l'editoriale dal titolo "Erdogan contro Israele"

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"Vorrei lanciare un appello a tutti i miei concittadini e i musulmani del mondo intero, affinché tutti quelli che hanno mezzi economici sufficienti si rechino in visita a Gerusalemme alla moschea di al Aqsa", ha detto ieri il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. "Venite a proteggere tutti insieme Gerusalemme". Il richiamo di Erdogan non è nuovo - già lo scorso maggio aveva chiamato tutti i musulmani ad andare a Gerusalemme "per impedirne la giudeizzazione" -, ma arriva in un momento in cui la tensione è massima a causa degli scontri e dei morti intorno al Monte del Tempio, assumendo così un tono più inquietante. In Turchia si verificano di continuo episodi antisemiti, giovedì scorso è stata assaltata, con pietre e bastoni, la sinagoga Neve Shalom a Istanbul. Il presidente turco ha condannato gli attacchi contro le sinagoghe, ma ha subito dopo attaccato lui stesso Israele chiamando all'adunata dei musulmani su Gerusalemme. L'appello è destinato a risuonare molto forte: venerdì scorso, per il "giorno della rabbia" indetto dai palestinesi per protestare contro l'introduzione dei metal detector a protezione dei siti religiosi, ci sono state proteste e manifestazioni in tutto il mondo musulmano, e in Giordania la crisi è precipitata con l'assalto all'ambasciata israeliana. Ora i metal detector sono stati rimossi - al loro posto ci saranno delle telecamere - ma si sa che l'odio contro Israele si nutre di pretesti e non si placa quando questi pretesti vengono a cadere. Erdogan gioca una sua partita politica precisa: cerca un nemico esterno da agitare davanti alle folle per mobilitare il suo pubblico. Anche se il referendum presidenziale di aprile è vinto, il governo agisce ancora come se fosse in campagna elettorale e deve tenere il piede premuto sul pedale dell'islamismo e del nazionalismo - unici veri collanti di una coalizione incerta. Il presidente turco cerca soprattutto un nuovo credito presso il mondo musulmano in un momento in cui questo è diviso (anche) dalla questione del Qatar: l'antisemitismo è uno strumento di leadership semplice e popolare, ancorché pericoloso. Ieri sono ricominciati i colloqui tra Ankara e Bruxelles, ma le aspettative sono misere, e la Turchia sembra scivolare sempre più lontano dall'orbita occidentale, e il conto, come spesso è accaduto in passato, lo pagherà Israele.

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