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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
17.07.2017 Al Jazeera è propaganda politica
Un pericolo da fermare, scrive Bloomberg

Testata: Il Foglio
Data: 17 luglio 2017
Pagina: 1
Autore: Bloomberg
Titolo: «Perché al Jazeera è un pericolo»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 17/07/2017, a pag. I, con il titolo "Perché al Jazeera è un pericolo", il commento tratto da Bloomberg.

Al Jazeera non è in bilico tra libertà di stampa e propaganda politica, Al Jazeera è propaganda politica. Finanziata dal Qatar, è stata il megafono - e lo è tuttora - del terrorismo anti-occidentale, anti-Israele e contro i regimi arabi della coalizione Arabia Saudita - Egitto - Giordania.

Ecco l'articolo:

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Mohamed Fahmy è l’ultima persona da cui ci si aspetterebbe una causa intentata contro al Jazeera”, ha scritto Eli Lake su Bloomberg View. “Nel 2014, l’ex caporedattore del distaccamento al Cairo del network televisivo finanziato dal Qatar iniziò a scontare una pena di 438 giorni in una prigione egiziana, accusato di terrorismo e giornalismo illecito. La sua incarcerazione ha fatto di al Jazeera un potente simbolo di resistenza alla dittatura militare egiziana”. (…) Oggi Fahmy sta per intentare una causa contro i suoi ex datori di lavoro. E anche se rimane altamente critico nei confronti del regime che lo ha imprigionato, dice anche che il governo egiziano ha ragione quando sostiene che al Jazeera sia un canale di propaganda islamista e un’arma di politica estera del Qatar. (…) La testimonianza di Fahmy, oggi, è particolarmente importante. I programmi televisivi di al Jazeera in inglese sono certamente orientati a sinistra. Di tanto in tanto, il canale (in lingua inglese, ndr) ha provato a lusingare stati autoritari. Ma ha anche pubblicato alcune storie importanti.

Ha lavorato con Human Rights Watch per rivelare alcuni documenti comprovanti i legami tra l’intelligence libica sotto Gheddafi e il governo britannico e americano. I programmi di al Jazeera in arabo, tuttavia, negli ultimi anni non hanno raggiunto questi stessi standard. Per cominciare, il network ospita settimanalmente un talk-show presentato dal teologo dei Fratelli musulmani Yusuf al Qaradawi, che ha sfruttato la sua piattaforma per sostenere che la legge islamica giustifica gli attacchi terroristici contro i soldati israeliani e americani. (…) Fahmy non ha sempre avuto quest’opinione negativa su al Jazeera. Ha cominciato a cambiare idea lavorandoci, nel corso del tempo. Sostiene che non era al corrente dei legami con i Fratelli musulmani finché non ha cominciato a fare delle ricerche proprie e a scrivere articoli dalla prigione egiziana. Alla fine, Fahmy è stato liberato nel 2015. Ma non grazie agli avvocati di al Jazeera, bensì per il lavoro svolto dall’avvocato per i diritti umani Amal Clooney, che è poi riuscita a farlo arrivare al sicuro in Canada”.

Fahmy, scrive Eli Lake che ha avuto modo di intervistarlo, “sta facendo pressione a un tribunale della Columbia britannica affinché in gennaio ascolti il suo caso contro il network televisivo, a cui ha chiesto 100 milioni di dollari di danni per inadempienza contrattuale, rappresentazione ingannevole e negligenza. Il caso di Fahmy è un ulteriore tassello nella dimostrazione che l’al Jazeera vista dagli anglofoni non è quella vista nel mondo musulmano. E’ un ulteriore tassello – conclude Eli Like – nella dimostrazione che la politica estera del Qatar è un doppio gioco: ospita basi militari americane per combattere il terrore, mentre finanzia una piattaforma mediatica a favore degli estremisti”.

Per inviare la propria opinione al Foglio, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@ilfoglio.it

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