Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Donald Trump in Arabia Saudita: 'Lotta a Iran e terrore' Analisi di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale Data: 22 maggio 2017 Pagina: 10 Autore: Fiamma Nirenstein Titolo: «Arabia, svolta di Trump: 'Lotta a Iran e terrore, l'islam è nostro alleato'»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 22/05/2017, a pag. 10, con il titolo "Arabia, svolta di Trump: 'Lotta a Iran e terrore, l'islam è nostro alleato' ", l'analisi di Fiamma Nirenstein.
Ecco l'articolo:
Fiamma Nirenstein
Donald Trump con il re dell'Arabia Saudita Salman
Ne è passato del tempo da quando Trump, in campagna elettorale, disse che l'Islam era di per sé una religione portatrice di odio e quindi di terrorismo, tanto da dover vietare l'ingresso negli Usa a chi venisse Paesi Islamici. Ieri, a Riad, di fronte a un paludato consesso di una cinquantina di leader musulmani da tutti i Paesi Arabi (di fronte a teste coronate come quella di Abdullah di Giordania, presidenti forti come Al Sisi d'Egitto, deboli come Saad Hariri del Libano, e soprattutto di fronte alla cipigliosa benevolenza del vecchio re Salman) Trump ha appassionatamente dichiarato alleati di primaria importanza i musulmani in una guerra spietata e definitiva contro il terrorismo. Ha usato toni drastici e definitivi: buttateli fuori dalle comunità, dai luoghi di culto, dalla vostra Terra... I musulmani sono le principali vittime, ha detto, di questi mostri «barbari criminali», perseguitati dal terrore estremista come i cristiani e, udite udite, perché mai presidente ha osato denunciarlo davanti a una folla di leader islamici, ebrei.
Forse Trump, che è stato accolto con fasto da mille e una notte, in una sala da sogno, con regali e riverenze (per altro ricambiate) non ha resistito come tanti politici speranzosi prima di lui, e non solo americani, alla consueta tentazione di fondare un nuovo Medio Oriente. Ma il suo discorso, che disegna un passaggio dalla preferenza obamiana per l'Iran a una scelta pragmatica filo sunnita e a una ripetuta messa in guardia della Repubblica Islamica, unita all'esasperazione generale verso il terrorismo, è nuovo: lo è cioè l'idea di fondo di Trump di formare una coalizione moderata capeggiata dall'Arabia Saudita (di cui con un colpo di spugna ha cancellate le violazioni dei diritti umani e i finanziamenti alle madrasse estremiste) ha due grandi garanti. Il primo si chiama convenienza economica, e Trump è specializzato in questo campo: le possibilità di riuscire sono legate agli accordi miliardari firmati per la vendita di armi americane che, come ha detto il presidente, porteranno molti posti di lavoro e ai sauditi porteranno armi micidiali capaci di tenere a bada l'Iran.
Trump ha parlato della necessità dei giovani mediorentali di vivere in un universo moderno, ricco, avanzato: dunque, business e pace. Ma il secondo garante della linea Trump è la necessità di contenere l'Iran: non gli ha lesinato critiche e persino minacce, ha parlato di sanzioni e di tagliare le finanze a chiunque ne faccia uso contro la pace e per sostenere il terrorismo, cioè l'Iran; ha ricordato l'intenzione di Teheran distruggere Israele; poi, ha disegnato l'orrore morale di chi sostiene Assad che ha ucciso i suoi cittadini col gas nervino. Insomma l'Iran è uscito dal suo discorso come un nemico che porta instabilità e violenza. Trump ha anche molto innovato la definizione dei primi nemici da battere aggiungendo all'Isis anche gli Hezbollah e, novità che parifica il terrorismo che Israele subisce a quello del resto del mondo, di Hamas.
Trump così facendo ha creato un problema non piccolo per Abu Mazen, che tuttora ambisce a unificarsi con questi fratelli dichiaratamente terroristi. Trump, nonostante la grande tempesta domestica, ha avuto coraggio, e si è mostrato in ottima forma persino ballando la danza tradizionale dei guerrieri sauditi. Ha anche portato Ivanka e Melania a sventolare le chiome sotto i nasi vetusti dei dignitari sauditi e sotto lo sguardo smaliziato di tutti quei giovani principi palestrati che nella sala tutta scintillante spippolavano i telefonini e ridacchiavano sotto la kefia ben stirata. Questo prima che entrassero il re e il presidente, si capisce. In generale questo incontro, che ha avuto in comune con quelli di Obama solo la ripetizione del mantra che nessuno si sogna di dettare a quel mondo come deve vivere e in che cosa deve credere, apre davvero se non un'era, un momento nuovo. Naturalmente Trump, in partenza per Israele, ha anche annunciato la sua intenzione di portare la pace fra israeliani e palestinesi. Beh, si dice sempre così. Oggi comincia questo capitolo.
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