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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
03.05.2017 Hamas si traveste da colomba: tutto fumo negli occhi
Cronaca di Davide Frattini, titoli fuorvianti di Corriere e Repubblica

Testata: Corriere della Sera
Data: 03 maggio 2017
Pagina: 17
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Sì ai confini del '67 Hamas riscrive il suo manifesto»
Riprendiamo dal CORRIERE DELLA SERA di oggi, 03/05/2017, a pag. 17, con il titolo "Sì ai confini del '67 Hamas riscrive il suo manifesto", il commento di Davide Frattini.

Hamas non ha riscritto il suo statuto fondativo, che si pone l'obiettivo della distruzione di Israele. Il titolo del Corriere è perciò fuorviante, ma peggio ancora riesce a fare la Repubblica, che titola "Hamas 'soft': ok a confini sulle linee del '67". Hamas non è cambiata: l'annuncio riportato serve esclusivamente, come ricorda Davide Frattini, a gettare fumo negli occhi e fare in modo che Hamas venga considerato, al pari di Abu Mazen, un interlocutore.

Ecco l'articolo:

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Davide Frattini

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Terroristi di Hamas

I fuochi di artificio scrivono nel cielo gli auguri di compleanno, sono 69 dalla nascita di Israele. Nelle stesse ore i capi di Hamas riscrivono (in parte) il manifesto che nel 1988 ha sancito la nascita del movimento fondamentalista. Stretti tra «il nemico sionista» — come continuano a chiamarlo — le pressioni dei generali egiziani e quelle del raìs palestinese Abu Mazen, cercano di ritracciare la mappa politica dei dintorni: sono pronti ad accettare uno Stato nei confini del 1967, non rinunciano all’obiettivo di conquistare tutti i territori che vanno dal Giordano al Mediterraneo. Anche se non invocano più la distruzione dello Stato ebraico, di fatto ne auspicano ancora la cancellazione, tra quel fiume e quel mare non ci sarebbe posto. Il documento viene bollato da Benjamin Netanyahu, il premier israeliano, come «fumo negli occhi, vogliono prendere in giro il mondo fingendo di essere moderati» .

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È stato approvato alla vigilia della visita di Abu Mazen a Washington e vuole ricordare a Trump che per discutere di un accordo deve ascoltare anche Hamas. Lo Stato palestinese da creare anche con le armi, proclama il testo, avrebbe come capitale Gerusalemme. Che è diventata ancora una volta il bersaglio di una risoluzione contro Israele approvata ieri dall’Unesco. Il governo israeliano considera un successo che dieci Paesi — tra cui l’Italia, Netanyahu ha ringraziato Angelino Alfano, il ministro degli Esteri — abbiano votato no. In passato si erano astenuti.

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