Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Turchia: altra ondata di arresti voluta da Erdogan Cronaca di Marta Ottaviani
Testata: La Stampa Data: 27 aprile 2017 Pagina: 13 Autore: Marta Ottaviani Titolo: «Un’altra maxi retata in Turchia contro la rete di Gulen: arrestati oltre mille 'golpisti'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 27/04/2017, a pag. 13, con il titolo "Un’altra maxi retata in Turchia contro la rete di Gulen: arrestati oltre mille 'golpisti'", l'analisi di Marta Ottaviani.
Marta Ottaviani
Fethullah Gulen
Lo aveva annunciato: se vinco il referendum eliminerò qualsiasi tipo di minaccia terroristica. In un certo senso, il presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, ha mantenuto la promessa e ieri ha fatto arrestare i primi 1009 presunti terroristi da quando la Turchia è entrata nel suo nuovo corso storico, quello dopo il referendum che ha garantito al Capo dello Stato un potere pressoché illimitato.
L’accusa per tutti è fare di Feto, l’organizzazione guidata da Fethullah Gulen, ex imam in autoesilio negli Stati Uniti, un tempo grande alleato per convenienza del Capo dello Stato e a capo di una potente corrente della destra islamica turca e oggi nemico numero uno del Paese, secondo molti anche il mandante del golpe fallito dello scorso 15 luglio. Che poi, ormai, dall’estate scorsa è il motivo per cui si finisce in galera più spesso, oltre all’accusa di associazione o propaganda a organizzazioni terroristiche curdo-separatiste, prima fra tutti il Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan.
Il ministro degli Interni, Suleyman Soylu, ha parlato di «imam in incognito» facendo riferimento alla matrice religiosa ed eversiva che secondo l’accusa caratterizza il movimento di Gulen. Le operazioni sono state condotte in grande stile, con 8500 poliziotti in azione in 72 province della Mezzaluna, 2100 solo a Istanbul. A dare man forte alle forze dell’ordine, è stato il Mit, il potente servizio segreto turco.
Uno strapotere esercitato con forza, davanti al quale sembrano non potere nulla né le migliaia di manifestanti scese in piazza dopo il referendum dello scorso 16 aprile, che ha garantito a Erdogan poteri assoluti, né l’opposizione che ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani per contestare l’esito del voto, sul quale pesano molti sospetti di brogli.
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