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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
08.02.2017 Siria, strage senza fine: 13 mila impiccati e sepolti in fosse comuni in carcere
Ma l'Onu non ci bada, è troppo occupato a condannare Israele - Cronaca di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 08 febbraio 2017
Pagina: 2
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Siria, 13 mila scomparsi in carcere»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/02/2017, a pag. 2, con il titolo "Siria, 13 mila scomparsi in carcere", la cronaca di Davide Frattini.

Scomparsi? sono invece stati impiccati e poi sepolti in fosse comuni. Ma l'ONU, la UE - Mogherini in testa- sono troppo occupati a controllare quante case Israele costruisce nei territori contesi, è normale che certi particolari di poco conto che avvengono negli stati musulmani che confinano con Israele sfuggano.

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Davide Frattini

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Una città siriana

La matematica dell’orrore: contare le ciabatte, dividere per due (come i piedi che le portavano e adesso penzolano), calcolare i morti del giorno. «Salivamo sugli sgabelli per provare a vedere dalle celle quanti prigionieri fossero stati impiccati, a terra restavano sempre tra le trenta e le ottanta pantofole». La vecchia strada statale risale fra le rocce chiazzate dallo scuro delle grotte, da queste parti millesettecento anni fa pregavano gli eremiti cristiani. In cima a una collina di pietre c’è un altro buco nero, quello che inghiotte gli oppositori al regime siriano. Nelle prigione di Sednaya sono stati buttati gli islamisti e i laici che avevano provato a fronteggiare il dominio di Hafez Assad, adesso ci finisce chi si ribella al figlio Bashar.

La procedura è stata ricostruita da Amnesty International, che denuncia i crimini contro l’umanità commessi dal regime. Fin dalle prime manifestazioni pacifiche nel marzo del 2011 il clan al potere sceglie di reprimere le proteste con la violenza. Gli arrestati — anche solo per aver partecipato a un corteo — vengono torturati e portati davanti a un tribunale militare che legge la confessione estorta. Il processo dura due o tre minuti, l’agonia nelle celle sotterranee va avanti fino a quando gli aguzzini bussano alla porta una notte: i carcerati vengono radunati nel cortile e impiccati. I sopravvissuti contano le ciabatte e i giorni che restano da vivere all’inferno.

Gli investigatori dell’organizzazione internazionale per i diritti umani hanno raccolto le testimonianze di 84 tra funzionari, giudici, ex detenuti. Sostengono che in cinque anni solo a Sednaya — «un autentico mattatoio» — sarebbero state ammazzate così almeno 13 mila persone. «Li lasciano penzolare per un quarto d’ora, qualcuno non muore subito, forse i più giovani che sono leggeri», racconta un ex prigioniero. I cadaveri sono caricati sul camion e seppelliti in fosse comuni segrete. Ai parenti non viene comunicato il destino subito. Il presidente Bashar Assad ha assicurato nel novembre dell’anno scorso a un gruppo di giornalisti internazionali «i detenuti sono trattati nel rispetto della legge siriana e i familiari possono avere notizie attraverso il sistema giudiziario». Adesso Amnesty International proclama di poter dimostrare che le «sparizione forzate e le esecuzioni sommarie sono decise ai più alti livelli del regime»: «Sappiamo dove, quando e quanto spesso queste impiccagioni siano perpetrate e chi nel governo siriano le ha autorizzate», commenta Nicolette Waldman, una delle autrici del rapporto.

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