Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Antisemitismo in rete Google e le notizie dell'odio
Testata: Il Foglio Data: 06 dicembre 2016 Pagina: 3 Autore: la redazione Titolo: «Le 'hate news' su Google»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 06/12/2016, a pag. 3, l'editoriale "Le 'hate news' su Google".
E’ un vecchio gioco su Google: scrivere l’inizio di una frase sulla barra di ricerca e vedere come l’autocompilatore la completa. Spesso escono risultati ilari o assurdi, ma Carole Cadwalladr, giornalista del Guardian, ha provato a scrivere una frase che iniziava con: “Are Jews…”. E tra i primi suggerimenti di Google usciva fuori “evil”: “Are Jews evil”, gli ebrei sono il male? Le gaffe dell’autocompilatore di Google creano scandali da sempre, ma il problema si complica quando Cadwalladr effettivamente clicca su “Are Jews evil” e avvia la ricerca: dei primi dieci risultati offerti da Google (che sono quelli che guarda l’utente comune), nove le dicono che sì, effettivamente gli ebrei sono il male – e a dirlo, promosse dall’algoritmo di Google ai primi posti della ricerca, sono pagine d’odio, in cui l’ebraismo è definito come un culto satanico e gli ebrei trattati in modo indicibile (resiste tra i primi dieci risultati solo un saggio di Tablet Magazine sull’odio antigiudaico). Questo non è un impazzimento dell’algoritmo. E’ il frutto del lavoro di migliaia di siti internet antisemiti che, al pari dei siti commerciali, usano i mezzi a loro disposizione per essere meglio considerati dall’algoritmo e conquistare alte posizioni sul motore di ricerca. E’ comprensibile che questo fenomeno esista (anche per altre categorie, per esempio le donne); meno comprensibile è che Google all’apparenza non faccia niente per contrastarlo.
Una pagina di odio antisemita su Facebook
Come per il caso delle “fake news” di Facebook, le “hate news” di Google mostrano che la giustizia imperscrutabile dell’algoritmo ancora non si attaglia al mondo degli uomini, e che strumenti potenti come quelli dati da internet hanno bisogno, almeno per ora, di un qualche tipo di controllo editoriale.
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