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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
05.12.2016 Cuba: Reinaldo Arenas, l'anticastrismo e il vero volto della dittatura
Commento di Dario Fertilio

Testata: Il Giornale
Data: 05 dicembre 2016
Pagina: 14
Autore: Dario Fertilio
Titolo: «Reinaldo Arenas, l'anticastrismo e il vero volto della dittatura»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 05/12/2016, a pag. 14, con il titolo "Reinaldo Arenas, l'anticastrismo e il vero volto della dittatura", il commento di Dario Fertilio.

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Dario Fertilio

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Reinaldo Arenas

Mentre gli inviati speciali a Cuba, per lo più progressisti, buonisti e benpensanti, si genuflettono al passaggio delle ceneri di Fidel Castro, un libro-testimonianza di Reinaldo Arenas, «Prima che sia notte», ripubblicato dalla Guanda, sbugiarda i luoghi comuni. Quello dello scrittore maledetto, anticastrista e omosessuale è un atto d'accusa contro chi, pretendendo di rendere omaggio alla storia, passa un colpo di spugna sulle colpe del dittatore comunista. C'è di più: attraverso il racconto della sua rocambolesca fuga da Cuba nel maggio del 1980, e descrivendo gli orrori che la accompagnarono, Arenas demolisce l'idea che sia il blocco decretato dagli Usa la causa della miseria umana e materiale nell'isola.

Arenas riuscì a imbarcarsi dal porto di Mariel, nascondendosi nella turba composita di criminali, squilibrati mentali, spie e mendicanti appositamente selezionati da Fidel per sbarazzarsi di una bomba sociale e accollarne il peso agli Usa. I soprusi, i pestaggi e gli assassinii che accompagnarono la partenza della carovana, insieme agli insulti organizzati dei castristi, trasformarono l'esilio concesso agli «irrecuperabili» in una via crucis talmente dolorosa da stroncare anche i più robusti.

Di quelle sofferenze scrive appunto Arenas: «Prima di farci salire sui battelli, ci divisero in file diverse; in una c'erano tutti i pazzi, in un'altra gli assassini e i delinquenti più incalliti, in un'altra ancora le puttane e gli omosessuali, e nell'ultima giovani agenti della Sicurezza di Stato, che si sarebbero infiltrati negli Stati Uniti». Rileggere il diario di Arenas, già duramente provato dall'Aids nei giorni della fuga da Cuba, e più tardi suicida con un'overdose di droga e alcol, equivale ad abbattere le quinte di cartapesta erette in questi giorni all'Avana e dintorni per celebrare il dittatore scomparso, e a gettare invece uno sguardo sulla vera Cuba.

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