Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Le menzogne di Abu Mazen di fronte a Mattarella Cronaca di Ugo Magri
Testata: La Stampa Data: 02 novembre 2016 Pagina: 13 Autore: Ugo Magri Titolo: «Abu Mazen a Mattarella: insieme contro il terrorismo»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 02/11/2016, a pag. 13, con il titolo "Abu Mazen a Mattarella: insieme contro il terrorismo", la cronaca di Ugo Magri.
Il titolo della cronaca di Ugo Magri è fuorviante, perché l'Anp di Abu Mazen incita senza interruzione al terrorismo contro Israele, anche se le parole utilizzate dal dittatore "moderato" palestinese di fronte ai media occidentali sono diverse. Solo di fronte ai media Abu Mazen condanna il terrorismo, senza peraltro specificare che senza il supporto di Israele in termini di sicurezza l'Anp sarebbe già stata spazzata via dai terroristi di Hamas, ma anche dello Stato islamico e salafiti.
Ecco l'articolo:
Ugo Magri
Abu Mazen di fronte ai media occidentali, ma la realtà è l'ombra
Nel deserto di buone notizie dal Medio Oriente, Mattarella ha raccolto un piccolo seme di speranza. Il presidente palestinese Abu Mazen lo ha informato che, perlomeno nella lotta contro il terrorismo, con gli israeliani c’è qualcosa più di un semplice dialogo. «Collaborano con noi a livello di servizi di sicurezza», ha confermato all’ospite italiano, secondo ciò che riferiscono alcune fonti bene introdotte. Dinanzi a un comune nemico che non tiene la vita umana in alcun conto, tanto i palestinesi quanto i loro storici avversari israeliani sembrano dunque capaci di superare quelle divergenze che, su tutto il resto, permangono inalterate: come dimostrano le dure dichiarazioni alla stampa dello stesso Abu Mazen, nel palazzo presidenziale di Betlemme, dopo i colloqui con Mattarella.
Il numero uno dell’Anp indica nell’occupazione dei Territori la causa delle disgrazie che affliggono il suo popolo. Con le stesse parole della sua intervista di ieri alla «Stampa», ha accusato Israele di voler cambiare i connotati di Gerusalemme, sacra per tre religioni. Abu Mazen si aspetta che l’Italia riconosca la Palestina quale Stato sovrano; ma in presenza di Mattarella ne ha fatto un cenno educato, con l’auspicio che il governo Renzi voglia compiere questo passo. Riconoscimento o no, i rapporti restano eccellenti anche grazie al sostegno che l’Italia assicura in tanti settori, dalla salute ai diritti delle donne, ai beni culturali. Basti dire che dal 2013 il nostro Paese ha finanziato progetti per 91 milioni e ha fatto credito per altri 85. Mattarella ha promesso che l’Italia sosterrà un «rafforzamento delle istituzioni statali palestinesi» e un processo di pace che, ha aggiunto, «deve restare prioritario nell’agenda internazionale».
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