Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Yemen: un'eredità scomoda per il successore di Obama Commento di Guido Olimpio
Testata: Corriere della Sera Data: 10 ottobre 2016 Pagina: 27 Autore: Guido Olimpio Titolo: «Yemen, un'eredità scomoda per il successore di Obama»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 10/10/2016, a pag. 27, con il titolo "Yemen, un'eredità scomoda per il successore di Obama", il commento di Guido Olimpio.
Guido Olimpio
Iran e Arabia Saudita si contendono lo Yemen
Oltre 140 vite incenerite dalle bombe sganciate su una cerimonia funebre. Il raid aereo condotto dalla coalizione a guida saudita nello Yemen si è trasformato in massacro di innocenti e in un caso internazionale. Con conseguenze che coinvolgono anche quei Paesi, come gli Usa, che sostengono Riad nella sua campagna militare. Spesso i dati per le incursioni arrivano dal Pentagono e c’è chi potrebbe accusare gli Stati Uniti di complicità in un crimine di guerra. Per Washington non è una situazione facile. La Casa Bianca ha subito ordinato una «revisione» del sostegno alle operazioni militari, un atto dovuto e necessario. Gli Stati Uniti hanno un bisogno — relativo — dell’alleato, le relazioni servono da contrappeso nel gioco degli equilibri con l’Iran.
Però è anche vero che i rapporti sono progressivamente peggiorati, probabilmente sono al minimo storico, segnate dai contrasti sulla Siria, dove i sauditi vorrebbero un impegno più forte contro il regime di Assad, e per le cause legate agli attentati dell’11 settembre. Senza tralasciare la mancanza di feeling tra gli interlocutori. I bombardamenti, spesso indiscriminati, dell’aviazione di Riad complicano poi la posizione statunitense su Aleppo: come possono protestare per le perdite tra i civili nella città assediata quando il partner compie lo stesso scempio nel teatro yemenita? Dunque Obama deve manovrare lungo un percorso molto stretto, ogni passo si presta a critiche e provoca contraccolpi, con la diplomazia che si intreccia con questioni morali o politiche. Tutti però sanno che la presidenza è ormai vicina al suo termine, c’è rimasto poco tempo ed è possibile che la petro-monarchia, come altri, aspetti il nuovo inquilino della Casa Bianca. Che avrà anche questa scomoda eredità.
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