Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Islam terrorista: le somiglianze con i 'compagni che sbagliavano' Analisi di Gianni Santucci
Testata: Corriere della Sera Data: 19 agosto 2016 Pagina: 6 Autore: Gianni Santucci Titolo: «Quando il detenuto Moez era il 'povero amico' di anarchici e brigatisti»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 19/08/2016, a pag.6, con il titolo "Quando il detenuto Moez era il 'povero amico' di anarchici e brigatisti", l'analisi di Gianni Santucci.
Molto acuta l'analisi di Gianni Santucci sulle similitudini tra islam terrorista e i "compagni che sbagliavano", come la sinistra variamente colorata aveva definito i brigatisti italiani. Oggi il fenomeno si ripete, quasi tutti i media nostrani sono allineati nello sforzo di distinguere gli islamici 'buoni' da quelli 'cattivi', avendo però in comune l'uso di un liguaggio che li assolve tutti prima di qualsiasi analisi: non si chiamano 'terroristi islamici', qualche volta sfugge la parola 'terroristi', sempre invece l'aggettivo 'islamico'. Islamofobia viene considerata peggio del terrorismo. Come quasi totale è l'uso di un'altra parola: 'radicale', seguita dal verbo 'radicalizzazione', entrambe in luogo di terrorista islamico e terrorismo. " si è radicalizzato.." leggiamo sui nostri giornaloni, lo sentiamo anche nei Tg. Ci sarebbe da ridere se non fosse tragico.
Abu Nassim
Ecco l'articolo:
Rivolgendosi ai nuovi «compagni», anarchici e neobrigatisti, si firma così: «II vostro povero amico Moez, che si sveglia sempre alle 2 per parlare da solo come un pazzo a causa delle torture subite». La lettera viene spedita dal carcere di Rossano Calabro (Cosenza). È datata 3o maggio 2010 e arriva a Milano poco dopo. II «povero amico» è Fezzani Moez Ben Abdelkader (detto Abu Nassim): oggi colonnello del-l'Isis in fuga dalla Libia. Secondo alcune fonti, non confermate, Fezzani sarebbe stato arrestato qualche giorno fa, ma è interessante sapere chi sono gli «amici» a cui scriveva prima della condanna e l'espulsione dall'Italia (nel 2m3). Abu Nassim indirizzò la sua lettera all'associazione «Ampi orizzonti», che l'ha inserita in un ampio dossier «OLGa» («è Ora di Liberarsi dalle Galere»): II bollettino anti carcerario degli anarchici milanesi. Quel fascicolo racconta l'abbraccio solidale che, da un decennio, lega i «neri» e le nuove Br ai terroristi islamisti (definiti «prigionieri di guerra arabi»). Si sono ritrovati «compagni di strada» su un terreno comune: contro «l'imperialismo americano» e i reparti di isolamento nei penitenziari italiani. La testimonianza più profonda di questo legame sta in un'altra lettera di solidarietà ai condannati islamisti, anch'essa contenuta nel dossier «Guantanamo italiane — Dalle sezioni speciali per arabo-islamici» (2014), che porta la firma dei maggiori «prigionieri politico» delle Nuove Brigate La cella a Bagram «Ero legato al muro coi ferri, come i gladiatori romani, musica rock 24 ore su 24» Rosse (tra cui Alfredo Davanzo e Claudio Latino). Pur chiarendo che «ci distingue la concezione del mondo», dal carcere di Siano (Catanzaro) affermano: «Siamo solidali con la loro lotta contro il carcere dello Stato imperialista italiano». L'isolamento dei condannati islamisti ha un obiettivo primario: contenere II reclutamento in carcere dei detenuti per reati «comuni». Abu Nassim si radicalizzò nella moschea di viale Jenner nel 1993. Parti come mujaheddin per la guerra in Bosnia. Tornato a Milano, divenne un reclutatore per l'invio di combattenti di Al Qaeda in Afghanistan. Poi si spostò a fare lo stesso «mestiere» in Pakistan, dove venne fermato dagli americani e tenuto per 7 anni a Ba-gram. Ai «compagno anarchici e comunisti raccontava questa esperienza: «Ero legato al muro con i ferri, come i gladiatori romani, ricoperto dal suono della musica rock 24 ore su 24... Non dovrei trovarmi in carcere perché ho diritto all'asilo politico, perché dopo 7 anni nell'inferno di Bagram sono stato considerato innocente». Riconsegnato all'Italia ed espulso prima della condanna, dalla Tunisia Abu Nassim ha scalato le gerarchie del-l'Isis. L'abbraccio con gli estremisti italiani è stato politico, mai «operativo». Nell'ambiente anarchico e neobrigatista c'è stato un duro dibattito interno sull'amicizia con i «compagni (islamisti) che sbagliano».
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