Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Tutti i media pubblicano la foto di Omran, noi no Con l'emozione non si sconfigge il nemico, difficile persino riconoscerlo
Testata: Il Foglio Data: 19 agosto 2016 Pagina: 3 Autore: Editoriale Titolo: «Non sono le nostre stigmate»
Non c'è giornale oggi che non pubblichi in prima pagina la foto del bambino Omran siriano di 5 anni, portato in salvo. Il ragionamento post-emotivo da fare è invece quello che dice con chiarezza a chi va attribuita la responsabilità delle stragi che insanguinano il Medio Oriente. L'Occidente, Onu/Usa/Ue, e soprattutto la radice di tutto questo male, che ha un solo nome: islam.
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 19/08/2016, a pag.3, l'editoriale con il titolo "Non sono le nostre stigmate"
Prima Aylan, il bimbo curdo riverso su una spiaggia turca. Adesso, dalla Siria, le immagini terribili di Omran, estratto dalle macerie della città-martire di Aleppo. Da William E. Smith a Cartier Bresson, l’immagine giornalistica sembra dare l’idea della massima aderenza alla verità. Ma è davvero così? Passata l’emozione si comprende quanto queste cartoline dell’umanità ferita, queste foto senza didascalia, siano simulacri della nostra abulia, del nostro disimpegno. Non parlano. Sono afone. Col puro dolore non ci facciamo niente. Aylan e Omran sono invece due vittime della ritirata occidentale che ha consentito la nascita dell’Isis e la destabilizzazione del Medio Oriente (no, cretino collettivo, non è stata la guerra di Bush, ma la fuga a gambe levate di Obama). Lasciare la umma islamica in balìa di se stessa, come hanno fatto Stati Uniti ed Europa negli ultimi otto anni, produce gli Aylan e gli Omran, ma anche lo Stato islamico e il jihad sul suolo europeo. In questo senso quella fotografia ci riguarda, non come monito contro “le guerre”, neppure come stigmate della nostra colpa, ma come rimprovero contro il nostro abbandono del Medio Oriente.
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