Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Che cosa significa 'nazionalismo' oggi Commento di Pierluigi Battista
Testata: Corriere della Sera Data: 20 giugno 2016 Pagina: 51 Autore: Pierluigi Battista Titolo: «L'uso banale e improprio del 'nazionalismo'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 20/06/2016, a pag. 51, con il titolo "L'uso banale e improprio del 'nazionalismo' ", il commento di Pierluigi Battista.
Pierluigi Battista
Winston Churchill
Sui giornali si parla diffusamente dell’assassino della deputata laburista pro Europa come di un simpatizzante «nazionalista». Ancora una volta un vocabolo carico di storia viene triturato e banalizzato, trasformato in insulto, in peccato morale, in qualcosa di intrinsecamente riprovevole. «Nazionalismo»: cioè? Un esorcismo, non una spiegazione. Una formula magica, non una parola che designi qualcosa. Forse con nazionalista si vuole deplorare una fanatizzazione omicida del patriottismo che arriva fino al punto di annientare, in Gran Bretagna, chi è contrario all’isolamento eurofobico. Ma esistono tanti nazionalismi e tanti nazionalisti.
C’è quello aggressivo, veicolo di sopraffazione e di oppressione, di Adolf Hilter, ma c’è anche quello della Gran Bretagna di Churchill lasciata sola a combattere contro il nazismo e a stringersi in una battaglia commovente come le parole pronunciate e riprese in un film straordinario come «Il discorso del Re». C’è il nazionalismo staliniano di Stalin nell’esaltazione della «Grande Guerra Patriottica» e c’è il mito delle Nazioni romantiche in armi contro tiranni e invasori. Oggi «nazionalista» diventa un termine elastico, onnicomprensivo, deprecatorio. Questa deformazione semantica è frequente in questo miscuglio di super-semplificazione giornalistica e manicheismo ideologico. Un caso classico è la distorsione del «populismo», anch’esso con una lunga storia alle spalle, ma che si è trasformato in un’invettiva lanciata da chi si sente sotto assedio di qualcosa di incomprensibile e inquietante.
Resiste l’uso improprio e puerilmente predicatorio di termini adoperati come parole spaventapasseri, «fascista» e «comunista». Mentre ha perso molto del suo significato, a causa dell’abuso sistematico del termine «razzista», termine con cui si è addirittura tentato di infilzare Saul Bellow e Ian McEwan, e che oggi viene sostituito di tanto in tanto col meno stropicciato «suprematista» (bianco, va da sé). Cresce il termine intimidatorio «islamofobia», mentre un tabù e soprattutto una buona dose di paura vietano l’uso di termini come «islamico» e «islamista» di fronte a prove di terrorismo a sfondo fondamentalista e fanaticamente religioso come quella di Orlando. Ora è il turno di «nazionalista». Gli Stati-Nazione su cui si è incardinata la storia europea di questi ultimi secoli non possono stare tranquilli.
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