Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Tunisia: l'arte della dissimulazione dei Fratelli Musulmani Cronaca di Francesco Battistini
Testata: Corriere della Sera Data: 21 maggio 2016 Pagina: 18 Autore: Francesco Battistini Titolo: «Tunisia, la svolta di Ennahda 'archiviamo l'islam politico'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 21/05/2016, a pag.18, con il titolo "Tunisia, la svolta di Ennahda 'archiviamo l'islam politico' ", l'articolo di Francesco Battistini, il quale riporta correttamente la pratica della dissimulazione - la taqiya - la cui conoscenza dovrebbe aprire gli occhi all'Occidente ignorante, ben rappresentato da Pierferdinando Casini, presidente della Commissione esteri del Senato, che invece , entusiasta, si beve tutto. Siamo ben messi !
Ecco il pezzo:
Francesco Battistini Rashid Gannouchi
«Le primavere arabe non hanno portato solo l'inverno dell'Isis: oggi a Tunisi comincia l'estate delle democrazie musulmane!». Islam politico, addio. Hanno provato a sconfiggerlo le guerre di civiltà, la repressione in stile egiziano, l'ambiguo sostegno a regimi impresentabili. Ora tocca ai Fratelli musulmani tunisini. Che cinque anni fa sostennero la prima Rivoluzione dei Gelsomini contro il satrapo e ora, un venercl'i di maggio inoltrato, escono dalla moschea e nello Stade Olympique di Rades sono i primi a pronunciare la loro preghiera laica. A 74 anni, davanti ai.200 delegati, il vecchio leader Rashid Gannouchi s'è convinto. La linea è tracciata. E il decimo congresso del partito islamista Ennahda sarà quello della storica svelta: «L'Islam politico — dice — non ha più alcuna giustificazione in Tunisia. Ci occuperemo solo d'attività politica, non di religione. Sarà un bene per i politici, che non saranno più accusati di strumentalizzare la religione. E lo sarà per la religione, mai più ostaggio della politica». Basta col fondamentalismo e con le prediche fanatiche e con gl'imam attivisti. Nessuna interferenza dei chierici sui leader. E non ci sarà più una shura che da sola gestisca il partito e le moschee, il proselitismo e le opere di carità sul modello dei Fratelli egiziani. D'ora in poi, «la nostra politica verrà separata dalla religione» e il valore di riferimento d'Ennahda — nato negli anni 70 sulle idee di Sayyid Qutb, l'ideologo egiziano spesso considerato il cattive maestro del jihadismo arrembante d'oggi — sarà una «democrazia musulmana» ispirata alla «civilizzazione islamica e a quella moderna». Il cambio di stagione non è una sorpresa. E potrebbe portare anche a un nuovo nome: i sondaggi dicono che è favorevole i173% dei tunisini. Perché Ennahda, letteralmente «il movimento della rinascita», a lungo in clandestinità e rinato nel 2011 con la caduta di Ben Ali, s'è trovato a scontrarsi con una società molto matura (e poco disposta a privarsi di libertà civili in nome della sharia): dopo due anni, vista anche la mala parata dei Fratelli in Egitto, ha dovuto lasciare il governo e alle ultime elezioni è stato sconfitto dai laici di Nida Tunis, fondato dall'attuale presidente Beji Caid Essebsi. C'è da fidarsi? «Molti pensano che sia un tipico esempio di taqiya — osserva un analista politico vicino a Essebsi, Sayed Al Gharbi —, l'arte della dissimulazione tipica della Fratellanza: ti faccio credere d'essere cambiato, ma non lo sono affatto». A sostegno della tesi, la storia dello stesso Gannouchi: prof di filosofia e storico propugnatore della «salvaguardia del Corano», nasserista deluso, la stampa tunisina oggi ricorda come nel 2012 l'uomo giustificasse ancora gli assalti all'ambasciata Usa a Tunisi. «E una rivoluzione straordinaria, questo può essere il modello musulmano moderato che aspettavamo da anni — commenta invece Pierferdinando Casini, presidente commissione Esteri del Senato, invitato al congresso con Fabrizio Cicchitto —. Oggi nasce una specie di Ppe islamico. È una svolta che mi ricorda molto la Dc degli anni 5o: separare con chiarezza i ruoli della religione e della politica in una società moderna». Non per nulla, sostengono gli entusiasti, Gannouschi lo ripete da anni: «Perché ci paragonate a modelli lontanissimi da noi, come i talebani o i sauditi? Dimenticate la Turchia, la Malesia, l'Indonesia...». E la Tunisia: se vincerà le prossime elezioni, si vedrà. E se son Gelsomini, fioriranno.
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