Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Bangladesh verso la deriva islamista: omosessuali uccisi a colpi di machete al grido 'Allahu akbar!' Cronaca di Monica Ricci Sargentini
Testata: Corriere della Sera Data: 26 aprile 2016 Pagina: 12 Autore: Monica Ricci Sargentini Titolo: «Bangladesh, due militanti gay uccisi a colpi di machete»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 26/04/2016, a pag. 12, con il titolo "Bangladesh, due militanti gay uccisi a colpi di machete", la cronaca di Monica Ricci Sargentini.
La copertina della rivista Lgbt bengalese Roopbaan
Una lista nera con i nomi di persone non conformi alla religione islamica. La paura si diffonde in Bangladesh tra la comunità laica dopo l’ennesimo omicidio a colpi di machete al grido di «Allahu akhbar». Le vittime sono due giornalisti gay che scrivevano per Roopbaan , l’unica rivista pensata per la comunità Lgbt in un Paese in cui l’omosessualità è ancora proibita. Xulhaz Mannan, 35 anni, aveva anche lavorato all’ambasciata Usa. «Sono devastata dal brutale assassinio di Xulhaz e del suo amico — ha detto l’ambasciatrice americana a Dacca Marcia Bernicat —. Chiediamo al governo del Bangladesh di punire i criminali dietro a questi omicidi». Il governo si ostina a non riconoscere la firma dell’Isis dietro la serie di assassini avvenuti nel Paese. Venerdì scorso a Rajshahi era stato ucciso a colpi di machete un professore universitario d’inglese, Rezaul Karim Siddique.
Il network Amaaq dell’Isis aveva rivendicato il delitto accusando il docente di aver fatto «proselitismo ateo». Ma il ministro dell’Interno, Asaduzzaman Khan Kamal, proprio ieri, aveva affermato che gli omicidi del professore universitario e di una guardia carceraria erano «incidenti casuali» e che la popolazione non doveva sentirsi in pericolo perché l’Is non è in Bangladesh. Eppure, dallo scorso settembre, gli estremisti islamici hanno rivendicato l’omicidio di due stranieri, tra cui l’italiano Cesare Tavella, l’attacco alle moschee e al prete indù. Xulhaz Mannan aveva fondato la rivista due anni fa per diffondere la tolleranza. Lui e i suoi amici erano convinti che più gay sarebbero usciti allo scoperto e più la società li avrebbe accettati.
Nel 2014 avevano anche dato vita al «Rally dell’arcobaleno» che quest’anno non si era potuto tenere proprio per problemi di sicurezza. Tenevano la testa alta, senza paura, anche se nella redazione del Roopbaan ammettono di aver ricevuto delle minacce. Ieri sei uomini sono entrati nell’appartamento di Xulhaz, a Dacca, e hanno fatto a pezzi lui e il suo amico. Gli assassini hanno gridato «Dio è grande». Il Bangladesh è un Paese a maggioranza musulmana, laico sulla carta ma alle prese con una preoccupante regressione integralista e fondamentalista. Domenica anche il blogger Imran Sarker, che ha guidato nel 2013 una delle più grandi manifestazioni laiche del Paese, ha affermato di aver ricevuto minacce di morte.
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