Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
25 aprile: i duemila partigiani ebrei che fecero la Resistenza, mentre l'Anpi cancella la Brigata ebraica e ospita i palestinesi che si schierarono con Hitler Analisi di Aldo Cazzullo
Testata: Corriere della Sera Data: 25 aprile 2016 Pagina: 11 Autore: Aldo Cazzullo Titolo: «25 aprile: la Resistenza dei duemila partigiani ebrei. La storia di Franco Cesana, morto a dodici anni»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 25/04/2016, a pag. 11, con il titolo "25 aprile: la Resistenza dei duemila partigiani ebrei. La storia di Franco Cesana, morto a dodici anni", l'analisi di Aldo Cazzullo.
Aldo Cazzullo
Se oggi qualcuno dovesse in qualsiasi modo mancare di rispetto alla Brigata Ebraica (che a Roma sarà ancora assente dopo le tensioni del 2014), contraddirebbe lo spirito e la sostanza della Resistenza. Gli ebrei diedero un grande contributo alla sconfitta degli invasori nazisti e alla conquista della libertà e della democrazia: sia combattendo accanto agli Alleati che risalivano la penisola, sia unendosi ai partigiani. Circa duemila ebrei militarono in brigate di diversa fede politica. Uomini come Primo Levi ed Elio Toaff, destinati a lasciare un’impronta straordinaria del loro passaggio: lo scrittore di Auschwitz, il leader storico delle comunità ebraiche italiane.
Franco Cesana
Ragazzi come Emanuele Artom, giovane studente torinese, commissario politico di Giustizia e libertà, che si batteva perché i compagni non fucilassero i prigionieri; ma durante un rastrellamento sarà proprio il prigioniero fascista da lui salvato ad additarlo come ebreo. Torturato, fotografato per dileggio a cavalcioni di un asino con un berretto in testa (immagine pubblicata su una rivista tedesca con la didascalia «Juden»), fucilato, sepolto nottetempo in un bosco: il corpo di Emanuele Artom non sarà mai più ritrovato. Mentre un altro capo partigiano ebreo di Giustizia e libertà, Giulio Bolaffi, si salva perché con i suoi uomini si nasconde nel convento dei francescani di Susa: i frati rivestono i patrioti con i loro sai, e ingannano così i tedeschi. Era un ebreo anche il più giovane partigiano d’Italia, forse d’Europa. Franco Cesana non ha ancora compiuto tredici anni, quando annuncia alla madre che ha deciso di unirsi ai combattenti, come ha già fatto il fratello maggiore. La madre si dispera e tenta in ogni modo di dissuaderlo. Poi, quando capisce che Franco è irremovibile, gli dice: «Almeno giurami che non dirai a nessuno, ma proprio a nessuno, di essere ebreo». Franco giura. E, quando raggiunge la banda del comandante Marcello, scrive questa lettera alla madre, per tranquillizzarla e assicurare che non ha tradito il giuramento. Pochi giorni dopo, Franco Cesana cadrà in combattimento, facendo scudo al comandante con il proprio corpo. È medaglia di bronzo al valor militare.
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