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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Repubblica Rassegna Stampa
09.04.2016 Gay arabi: trovano tolleranza e tutela in Israele, unico luogo ad accoglierli in Medio Oriente
Commento fazioso di Federica Sasso

Testata: La Repubblica
Data: 09 aprile 2016
Pagina: 36
Autore: Federica Sasso
Titolo: «Arabi gay a Tel Aviv»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA - D di oggi, 09/04/2016, a pag. 36, con il titolo "Arabi gay a Tel Aviv", il commento di Federica Sasso.

A destra: una immagine del docufilm Oriented

Israele è l'unico luogo in Medio Oriente dove gli omosessuali non vengono perseguitati; diversamente, in tutto il circostante mondo musulmano subiscono discriminazioni ogni giorno, e in molti Paesi, come Iran e Arabia Saudita, vengono condannati a morte e impiccati nelle pubbliche piazze.
Ma non solo in Israele gli omosessuali vengono tollerati: sono tutelati con una legislazione molto più avantata di quella di molti Paesi occidentali, tra cui l'Italia stessa.

Di conseguenza è ignobile che l'articolo di Federica Sasso insista sulla "differenza tra un gay israeliano e uno palestinese" e sulla presunta "occupazione" anziché sul fatto che sempre più omosessuali arabi e palestinesi trovano rifugio in Israele, fuggendo da persecuzioni e morte.

Ecco l'articolo:

Immagine correlata
Il gay pride di Tel Aviv

Khader, Fadi e Naeem sono amici: arabi con passaporto israeliano, under-30 e gay. Oriented è il docufilm che racconta le loro vite a Jaffa, municipalità di Tel Aviv. Jake Witzenfeld, regista inglese al debutto, racconta che cosa significhi essere omosessuali e palestinesi oggi. "Perché c'è differenza fra un gay israeliano e un palestinese", spiega Khader, attivista che ha convissuto con un compagno ebreo. "Noi difendiamo la nostra identità sessuale e lottiamo per quella nazionale".

La generazione di Khader, Naeem e Fadi rivendica la sua cultura, usando arte e musica per rendere più aperta la società (il trio ha fondato Qambuta Production, che produce video virali). Witzenfeld, incuriosito da tutto ciò, ha filmato i tre amici (e i loro amici) per un anno.

Risultato? Un docufilm intimo e pieno di ironia: Oriented mostra l'orgoglio delle radici, ma anche il senso di colpa nel vivere lontano da Gaza e Ramallah, occupate. Liberi di innamorarsi anche "del nemico", in un contesto in cui ogni dettaglio è politico e le scelte una forma di attivismo. Grazie alla campagna #getOriented il film è disponibile per chiunque voglia proiettarlo e il regista spera diventi uno strumento utile per le comunità LGBT di tutto il mondo.

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rubrica.lettere@repubblica.it

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